di Concita De Gregorio
La Repubblica, 25 maggio 2026
Ha alzato la mano, l’educatrice lo ha guardato e gli ha fatto cenno: vai pure avanti, fai la tua domanda. Si parlava di un libro, argomento: legami di sangue e segreti di famiglia. Lui ha detto scusi se vado fuori tema, ma vorrei sapere: lei ha idea della ragione per cui da vent’anni in questo Paese non si fa più un indulto? La parola indulto è esplosa nel piccolo anfiteatro del carcere come un bengala. Si sono accesi tutti: annuivano, parlavano tra loro, qualcuno si è alzato per intervenire. Le guardie carcerarie, due ragazzi molto giovani, si sono mosse: calmi, seduti, silenzio. Le educatrici, insegnanti benevole di mezza età, hanno detto d’accordo, ora ne parliamo. Con ordine, se tutti siamo d’accordo ne parliamo.
Quel che è seguito è stato uno dei dibattiti più interessanti, per me, degli ultimi anni. Domande competenti, sottili, pertinenti. L’indulto. Il provvedimento di clemenza che estingue la pena ma non il reato: rimette in libertà chi ha commesso reati minori (di solito fino a tre anni di reclusione e diecimila euro di pena pecuniaria, con esclusione di reati di natura grave). Un tempo, fino al principio degli anni Novanta, l’indulto si concedeva spesso: lo si chiamava “svuotacarceri”, serviva a ridimensionare l’affollamento cronico. Nel penitenziario in cui mi trovavo i carcerati sono più del doppio di quelli che dovrebbero: quattro in celle da due. È ovunque così, e molto peggio di così. Dunque: cosa ne è stato dell’indulto? L’ultimo nel 2006. Vent’anni fa, è molto tempo.
I politici non lo danno perché è impopolare per loro, dice uno dei detenuti: non lo danno perché la gente non vuole e loro fanno quello che piace alla gente. “La gente decide. Il vero tribunale è la gente, ormai”. Il tribunale è la gente. Parliamo un momento dei processi mediatici, di quanto appassionino i casi giudiziari, Garlasco: tutti hanno un’opinione, tutti giudicano. I processi si fanno in tv. Ma torniamo alla questione: come mai l’indulto no? Bisogna fare un passo indietro, ripercorrere la storia com’è andata: per capire bisogna sapere e loro sanno. Chissà se anche chi non è in carcere ricorda altrettanto bene questa storia. Sarebbe importante, è la radice del presente. È l’origine del “populismo giudiziario”, il tempo in cui viviamo. Intelligenza artificiale, tu che hai tutte le risposte, definisci populismo giudiziario: “Uso politico della giustizia per intercettare alimentare e assecondare l’umore punitivo dell’opinione pubblica. Va di pari passo con il populismo politico. Si fonda su misure restrittive a forte impatto mediatico. Si fonda sulla paura, promette sicurezza”. Ecco. Più o meno, sì. Mancano le intenzioni, però. Il disegno: prima si alimenta la paura così da promettere, poi, sicurezza. Esercitare il controllo. La giustizia non serve più a rieducare, come dice l’articolo 27 della Costituzione: serve solo a punire. I criminali dentro e via le chiavi. Così siete al sicuro. Pazienza per Beccaria, per il senso della democrazia, per la riabilitazione. Piazze vuote e carceri piene. Così va meglio.
Servono ora due minuti di attenzione per ripercorrere questa storia, ne vale la pena. La legge costituzionale che riforma l’indulto è del 6 marzo 1992 e segna di fatto il passaggio fra la prima e la seconda repubblica. Siamo all’inizio di Tangentopoli. Il tempo di prima e quello di dopo. Attenzione alle date. Il 17 febbraio 1992 viene arrestato Mario Chiesa, lo ricordate? Era il presidente del Pio albergo Trivulzio, casa di cura per anziani, fu colto in flagrante mentre incassava una tangente da un piccolo imprenditore. Era socialista, aveva ambizioni politiche importanti. Bettino Craxi, segretario del Psi, disse che si trattava di un “mariuolo isolato” ma no: era un sistema. Dalla confessione di Chiesa un effetto domino: la corruzione era endemica, era dappertutto. È l’inizio di Tangentopoli. Tre settimane dopo l’arresto di Chiesa, il 6 marzo, il Parlamento approva la riforma dell’articolo 79 della Costituzione: il potere di concedere indulto viene sottratto al Capo dello Stato e passa alle Camere, che decidono con il vincolo dei due terzi dei voti. Perché lo fa? Perché si diffonde nel Paese il fondato sospetto che i partiti, travolti da avvisi di garanzia, possano usare la legge per salvare se stessi. La classe politica ha bisogno di dimostrarsi ancora credibile: non favorirà i suoi esponenti corrotti, ecco, vedete. Si comincia a parlare di casta. Cresce la spinta giustizialista. Il populismo giudiziario nasce con Mani Pulite, di cui Antonio Di Pietro è uno dei pm di punta. Di Pietro fonderà poi Italia dei Valori, una consistente parte di quel partito confluirà nel Movimento Cinque Stelle, molti anni dopo. Le origini.
Il vincolo dei due terzi dei voti rende l’indulto praticamente inattuabile: non ci saranno più maggioranze così larghe, in Parlamento, figuriamoci in materia di giustizia. Giustizialisti e garantisti si arroccano sui rispettivi fronti i quali, non sempre ma spesso, coincidono con i due principali schieramenti avversi. Destra e sinistra. Unica eccezione, quattrodici anni dopo. L’indulto del 2006, ministro della Giustizia Clemente Mastella, governo Prodi: maggioranza dei due terzi ottenuta concedendo al centro destra di includere nel provvedimento i reati finanziari. Italia dei Valori e sinistra radicale contrari, maggioranza raggiunta. Vent’anni fa, poi basta.
Questa la storia, i detenuti la conoscevano bene. Hanno fatto domande come questa: va bene l’insofferenza verso i privilegi della classe politica, è giusta. Ma forse i privilegi sono terminati? Vi risulta che stipando le carceri la classe politica sia diventata virtuosa? Qual è il nesso fra l’inclemenza e la virtù? Un’altra domanda. Perché la politica deve sottostare all’opinione pubblica? Non dovrebbe invece indicare la rotta, guidare? Le educatrici annuivano, le guardie carcerarie ascoltavano. Infine uno ha detto: c’è ostilità verso l’idea di clemenza perché la società è debole. È sempre più povera, ha paura e non puoi essere clemente se hai paura. Io davvero non saprei come dirlo meglio. Non puoi essere clemente se hai paura. Puoi solo chiuderti in casa, televotare, partecipare al tribunale del popolo seduto davanti alla tv e continuare a pensare in galera, devono andare: tutti in galera, quei delinquenti. Poi accendere il fuoco, farti una minestra e andare a dormire. In casa, da solo, al sicuro.










