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di Paolo Fallai

Corriere della Sera, 3 ottobre 2026

La “legislazione d’emergenza” non è un’invenzione del governo corrente. È una pratica talmente consolidata da essere diventata una routine, è l’inefficace normalità dell’emergenza.  Sull’urgenza, la politica italiana ha generato un’alluvione di decreti, leggi, regolamenti, una pratica talmente consolidata da essere diventata routine. Emergenza è una parola meravigliosa di cui ci si innamora facilmente: ci racconta quello che “emerge” dalla routine quotidiana e pretende una svolta decisa e immediata. Lo sa bene la politica italiana che sulle emergenze ha fondato una piccola alluvione di decreti, leggi, regolamenti.

La notte tra il 25 e il 26 febbraio 2023, nel naufragio di Cutro, morirono 94 migranti (35 erano bambini). L’emozione fece sì che pochi giorni dopo il Consiglio dei ministri si riunisse in Calabria approvando un decreto che ha inasprito le pene per gli scafisti, introducendo il reato di “morte o lesioni come conseguenza di delitti in materia di immigrazione clandestina”. Da quella tragedia a oggi, le stime dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM) e delle principali agenzie umanitarie indicano che oltre 3.000 persone hanno perso la vita o sono risultate disperse nel Mar Mediterraneo, confermando la rotta del Mediterraneo centrale come una delle più letali al mondo.

Ma l’elenco che compone quella che viene chiamata “legislazione d’emergenza” è molto lungo. Dal “decreto rave” contro i raduni musicali illegali, a quello contro gli “imbrattatori dei monumenti”, pericolosissimi attivisti che anni fa cercavano di attirare l’attenzione sul disastro climatico. Nel 2023 dopo gli stupri di gruppo ai danni di due minorenni nel comune di Caivano (Napoli) è stato emanato un decreto con misure urgenti per contrastare la criminalità minorile, abbassando l’età per il Daspo urbano e facilitando l’arresto dei minori per reati legati a armi e droga. Ma i dati presentati durante le inaugurazioni dell’anno giudiziario a Napoli evidenziano una crescita esponenziale dei reati, segnalando come sia diventata una consuetudine diffusa e “strutturale” tra i minorenni napoletani circolare armati.