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di Mario Di Vito

Il Manifesto, 15 maggio 2026

Il segretario di Md Silvestri: “Nei tribunali problemi di organici e caos per i precari”. Sul carcere: “Dal governo nessuna soluzione”. Simone Silvestri, giudice a Lucca e segretario di Magistratura democratica, abbiamo passato due anni dietro alla separazione delle carriere e alla divisione del Csm, poi è arrivato il referendum e il No ha vinto. Però la giustizia continua ad aver bisogno di riforme. Da dove cominciare? “Per esempio dall’adeguamento del numero e della distribuzione dei magistrati rispetto al carico di lavoro, per il quale nulla è stato fatto. Il rapporto tra giudici e popolazione assegna all’Italia di 11,8 giudici ogni 100.000 abitanti a fronte di una media degli stati del Consiglio d’Europa di 17,6 giudici ogni 100.000 abitanti. Senza alcuna logica di efficienza si è, invece, scelto di riaprire il Tribunale di Bassano del Grappa. Parimenti, l’ampia scopertura dell’organico del personale amministrativo, pari al 33% (che diventa il 42,8% se parliamo di personale esperto) è lontana dall’essere risolta, neppure con le prossime assunzioni di 2700 assistenti giudiziari.”

 

Il 30 giugno scadranno i contratti degli 8.876 addetti all’ufficio del processo assunti grazie al Pnrr. Il ministero ha previsto di stabilizzarne 6.919…

Si tratta di figure professionali che erano state chiamate a svolgere compiti ausiliari a quelli del giudice nello studio e nella redazione di bozze di provvedimenti, formando il perno dell’ufficio del processo, ma il ministero, invece di valorizzare e consolidare questo evoluto modello organizzativo, con il nuovo ordinamento professionale del personale firmato lo scorso 29 aprile, nonostante le formali dichiarazioni di questi giorni, li inquadra nella famiglia professionale dei servizi giudiziari, riassorbendoli di fatto nelle funzioni di cancelleria come tampone alle carenze dell’organico.

 

E nel frattempo la digitalizzazione del processo penale, cominciata nel 2024, a dieci anni di distanza da quella del processo civile, prosegue a singhiozzo...

L’adeguamento all’obbligo normativo di lavorare su atti digitali procede in modo caotico e senza che siano previsti adeguati piani di rafforzamento della rete e implementazioni dell’applicativo adottato. In diversi distretti a causa dell’inefficienza del sistema, ancora a due anni dalla sua entrata in funzione, i dirigenti hanno adottato provvedimenti di sospensione di App (l’applicazione per il processo penale telematico, ndr) e autorizzato la redazione di atti cartacei, specie nella fase cautelare e nel riesame, dove più marcata è la necessità di rispettare i termini di decadenza.

 

Oltre alle questioni che riguardano, per così dire, il lavoro della macchina della giustizia, qual è secondo lei la principale emergenza da affrontare?

Direi il carcere. Di fronte ad un tasso medio di sovraffollamento del 138%, tasso che in 71 istituti raggiunge il 150%. e in alcuni casi il 200%, non è stata adottata alcuna misura idonea a rendere compatibile la pena detentiva con la finalità rieducativa prevista dall’articolo 27 della Costituzione. In tre anni e mezzo di mandato sono state ipotizzate molte soluzioni, ma nessuna ha trovato attuazione e l’unica certezza è stata il netto rifiuto di provvedimenti generali di clemenza perché questi sono stati intesi come un cedimento dello Stato, anziché come un percorso di recupero di legalità di un sistema carcere Italia che si colloca in alcuni casi al di fuori della dignità umana. La pena detentiva, nonostante la riforma Cartabia, è ancora al centro dell’esecuzione penale e diventa un calvario quando non si riescono ad attuare le pene sostitutive o le misure alternative pur in presenza dei presupposti di legge perché le piante organiche della magistratura di sorveglianza o quelle degli uffici di esecuzione esterna sono insufficienti rispetto al carico di lavoro. La giustizia riparativa è ancora solo una promessa senza risorse per l’apertura in tutto il territorio dei centri prevista dalla legge.

 

Questo porta a molti malfunzionamenti del sistema, peraltro...

Una giustizia che funziona è necessaria a dare forza di autorità alla decisione di un giudice al pari della sua motivazione consolidata. Viceversa, una giustizia che non funziona incrina il patto sociale che sostiene la forza della legge e indebolisce il giudice che della legge si fa interprete applicandola al caso concreto. Superato il tentativo di modificare l’equilibrio tra i poteri attraverso la riforma della Costituzione, occorre prestare attenzione affinché questo equilibrio non risulti materialmente modificato dalla cattiva cura di quel compito. L’inefficienza della giustizia crea ingiustizia e l’ingiustizia crea disgregazione sociale e crimine, ma le uniche risposte che il governo ha saputo dare sono state di tipo repressivo e securitario. Pene più alte, nuovi reati, compressione delle libertà sociali. Quanto di più lontano dalla Costituzione.