di David Allegranti
La Nazione, 23 giugno 2026
Da inizio anno si sono già uccise 29 persone in cella. E l’estate aggrava la situazione. Nel 2025 sono stati accolti oltre 6.500 ricorsi per trattamenti degradanti. Il 4 luglio 2024, esattamente due anni fa tra pochi giorni, Fedi si suicidava. Non a Evin, in Iran, ma nel famigerato carcere di Sollicciano, a Firenze. Aveva 20 anni e la faccia da bambino, era lì dal 2022. In un reclamo giurisdizionale, presentato grazie a L’Altro Diritto, centro di documentazione dell’Università di Firenze, aveva elencato le gravi condizioni del carcere fiorentino, pieno di muffa, cimici e topi. Fedi riuscì anche catturarne uno, di topi, per mostrarlo agli agenti e al personale medico. Il 6 novembre 2023, tramite accesso diretto al colloquio psicologico-clinico, il giovane ristretto si era presentato - c’è scritto nel reclamo - “con una bottiglia all’interno della quale si trovava un ratto catturato nella cella”.
Oltre ai topi, Fedi lamentava “la presenza di cimici che in passato lo hanno morso procurandogli delle lesioni. Quest’ultime si annidano, in generale in tutto il carcere, nei materassi, nei tessuti, dentro le crepe delle pareti e negli anfratti degli arredi e provocano lesioni cutanee da morso, chiazze rosse sulla pelle, prurito e gonfiore. È capitato che vedesse le cimici camminare sul soffitto, anche al reparto giudiziario, e che si dovesse svegliare anche in piena notte per girare il materasso - peraltro di spugna e fine - e igienizzare tutto…”. La cucina, dove Fedi lavorava, “presenta gravi carenze igieniche e strutturali: è infestata dai piccioni e dai topi. Questi ultimi si nascondono sotto i mobili e gli stipetti della cucina e i lavoranti trovano spesso tracce di cibo rosicchiato dagli stessi”.
Quella di Fedi è solo una delle tragiche storie che nascono nelle carceri italiane, sovraffollate e fatiscenti. Meritano di non essere dimenticate. Specie ora che il Tribunale di Firenze ha messo sotto sequestro una parte di Sollicciano per via delle sue rovinose condizioni, riconoscendo quello che detenuti, operatori, agenti di polizia penitenziaria, sindacalisti vanno dicendo da anni sul carcere di Firenze, e non solo. L’estate è appena iniziata, con temperature altissime. Soffre la comunità dei liberi, che pure ha la possibilità di difendersi dai 37 gradi, figuriamoci quella dei reclusi, stipati in carceri inadeguate. Figuriamoci se questi detenuti sono bambini: 30 nelle carceri italiane con le loro madri. “Erano anni che non si registravano numeri così alti. Un anno fa erano 11”, dice Antigone.
Alcuni detenuti di Sollicciano sono stati trasferiti altrove, altri li seguiranno. Andranno quindi in altre carceri sovraffollate, peggiorando la situazione, propria e di chi è già lì. “Il carcere, oggi, è fuori dalla legalità costituzionale”, dice l’associazione Antigone. Al 31 maggio 2026 i presenti erano 64.741, 305 in più rispetto al mese precedente, 1.980 in più di un anno fa. “Con un tasso di crescita come quello degli ultimi 12 mesi supereremo quota 66.000 per la fine del 2026, ma con il tasso di crescita degli ultimi 5 mesi ci arriveremo ancora prima. I numeri della condanna Torreggiani sono sempre più vicini”, osserva Antigone, citando la sentenza pilota del 2013, quando la Corte europea dei diritti umani condannò l’Italia per la violazione dell’articolo 3 della Cedu; il caso riguardava trattamenti inumani o degradanti subiti dai ricorrenti, detenuti in celle triple e con meno di quattro metri quadrati a testa a disposizione.
I numeri dicono molto ma rimangono una statistica. Dietro ognuno di loro però c’è una vita, ci sono relazioni. La madre di Fedi non riavrà più indietro suo figlio. Altri Fedi, in queste condizioni, si suicideranno in carcere (sono già 29 nel 2026, l’ultimo ieri a Como; l’anno scorso furono 82; nel 2024, 91, cifra record). Ma le soluzioni sembrano essere poche e il populismo penale del governo senz’altro non aiuta. Il diritto penale, da risorsa scarsa, diventa una soluzione a problemi sociali. Non è una prerogativa della destra di Meloni, ma per un po’ ha destato stupore - poi anche lo stupore si è esaurito - che questo sia accaduto con Carlo Nordio alla guida del ministero della Giustizia.
Non sappiamo di che cosa altro ci sia bisogno per fermare la carneficina. Forse serviranno altri interventi dei tribunali, visto che con il crescere del sovraffollamento continua a crescere il numero di persone sottoposte a trattamenti inumani e degradanti: oltre 6.500 ricorsi sono stati accolti nel 2025. D’altronde i posti effettivamente disponibili al 31 maggio erano 46.320 (390 in meno di 12 mesi fa) e dunque il tasso medio di affollamento nazionale raggiunge il 139,1%.
Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha usato in questi anni parole significative sulle prigioni italiane. Purtroppo il governo ha annuito ma se n’è infischiato. Per questo, il capo dello Stato potrebbe avvalersi di una delle sue prerogative costituzionali e inviare un messaggio alle Camere unite sul carcere, come fece Giorgio Napolitano nel 2013 dopo la sentenza Torreggiani. D’altronde, l’emergenza carceri non è più un’emergenza, perché tutto quello che doveva emergere è già emerso.










