di Luigi Manconi e Kim Valerie Calingasan Vilale
La Repubblica, 16 maggio 2024
Palazzi alti e grigi, muri vandalizzati o decorati dai graffiti, sottopassaggi e parcheggi sono spesso lo sfondo urbano dei video di chi fa rap. Sono gli spazi politicizzati che accomunano a livello mondiale gli artisti di questo genere. Tuttavia, è possibile individuare un’importante differenza. Se nei sistemi democratici i rapper vengono ammirati dai giovani e scherniti dai meno giovani, in quelli dispotici essi sono, sì, ammirati dai giovani, ma perseguitati e puniti dai meno giovani: Toomaj Salehi, cantante iraniano, è stato condannato a morte dal tribunale della città di Isfahan.
Salehi è stato arrestato per la prima volta nel settembre 2021 per “oltraggio al leader supremo” e per “propaganda contro il regime”, dopo aver pubblicato il brano Soorakh Moosh (Tana del topo). Le parole e il ritmo sincopato di questa canzone hanno accompagnato le proteste organizzate per la morte di Mahsa Amini, avvenuta in carcere dopo essere stata arrestata dalla polizia morale.
Divenuto il rapper sostenitore del movimento Donna Vita Libertà, Toomaj Salehi è stato arrestato nuovamente nell’ottobre 2022 per concorso in devastazione e costituzione di un’organizzazione illegale con l’intento di turbare l’ordine e la sicurezza nazionale.
Del periodo di detenzione il rapper ha denunciato con un video su YouTube i nove mesi in isolamento, le visite familiari negate, le iniezioni di adrenalina per sopportare il dolore fisico inflitto e le costole, le gambe e le dita fratturate. Questo atto gli costerà il terzo arresto per aver diffuso “menzogne attraverso commenti non documentati online”.
Tara Sepehri Far, ricercatrice presso l’Human Rights Watch, ha descritto il sistema giudiziario iraniano come una rappresentazione totalmente distorta della giustizia: i processi iniqui dei tribunali rivoluzionari giudicano gli oppositori della repubblica islamica accusati di guerra contro Dio, ribellione armata e corruzione sulla Terra.
Quest’ultimo capo di accusa ha avuto l’effetto di confermare per Toomaj Salehi la pena di morte. In Iran il metodo più comune è l’impiccagione: l’esecuzione avviene poco prima della chiamata alla preghiera canonica del mattino. Ci sono state occasioni in cui il condannato è stato graziato e, quindi, tirato giù dal patibolo dopo essere stato appeso al tanab-e-Dar (cappio), che è anche il titolo di un brano di Toomaj Salehi.
Se hai visto il dolore della gente ma hai chiuso gli occhi / se hai visto l’ingiustizia inflitta al debole ma hai girato le spalle / se hai confessato per paura o per tornaconto personale / anche tu sei complice dell’oppressore, dillo: anch’io sono un criminale. /
Se ti sei abbandonato al sonno mentre facevano irruzione nelle case / se sei preoccupato per il tuo conto in banca mentre le vite dei giovani sono spazzate via / se sei nel bel mezzo della partita e ti dici indifferente alla politica / sappi solo che non esistono schede bianche, non esiste neutralità in questa guerra. /
Se hai coperto le tracce di un omicidio, sei un assassino, / se hai nascosto il crimine sia il tuo un sentiero macchiato di sangue senza questa omertà questo sistema vacillerebbe / L’Iran ha così tante prigioni ma non ci sarebbe posto per tutti /
Giornalista venduto o sciacallo, cantante di corte nascondetevi nella tana del topo / Ufficiale al comando, boia nascondetevi nella tana del topo / inutili idioti, infami prendete il vostro denaro e comprateci una tana del topo.
Giuro con il sangue, giuro sul latte materno, non rimarrò in silenzio neanche quando salirò sul patibolo / morirò davanti al plotone di esecuzione da fiero leone / percuotimi pure pezzo di merda insignificante / La misericordia nelle mie mani sono la mia roccaforte / c’è del sangue nelle mie lacrime, ma non mi arrenderò / accoglierò la morte /
La mia voce appartiene alla strada soffocala pure, non sarà abbastanza / Abbiamo piantato milioni di semi, pronti a lottare, come ombre ci diffonderemo i tuoi spaventapasseri penderanno dalle colonne delle città /
Sono apartitico, sono iraniano e immortale / il mio corpo non ti permetterà di manipolare la storia / Anche se ci ammazzi, ci smembri e ci seppellisci rifioriremo in tutta la città /
Sono uno di milioni la corda è il mio ultimo messaggio / ti tengo stretta con orgoglio / Versa il tuo sangue per liberare la libertà / ti stringerò forte / la nostra voce abbatterà il muro e ci vedremo dall’altro lato.











