di Enzo Risso
Il Domani, 15 settembre 2025
Secondo l’Equalities index 2025 di Ipsos, l’Italia è, insieme alla Spagna (e dopo l’Ungheria), il paese europeo in cui il tema delle disparità è maggiormente avvertito. E per il 38 per cento della popolazione il nostro paese non si sta sforzando abbastanza per affrontarle. La crescita delle disuguaglianze economiche, sociali e di riconoscimento che si è avuta nel corso degli ultimi 40 anni sta schiacciando il diritto all’uguale dignità delle persone, sta frantumando l’equilibrio tra possesso di mezzi e bisogni e sta anche infragilendo le possibilità dei singoli sbriciolando l’uguaglianza di opportunità e comprimendo la libertà sostanziale di un gran numero di persone. L’Equalities index 2025 di Ipsos fotografa lo stato delle disuguaglianze in 31 paesi del mondo, compresa l’Italia. Per la metà degli italiani (50 per cento) il tema delle disuguaglianze è uno dei principali problemi che il nostro paese deve affrontare (solo il 7 per cento lo giudica poco importante).
Nella classifica globale l’Italia è, insieme alla Spagna (e dopo l’Ungheria), il paese europeo in cui il tema è maggiormente avvertito. In Francia è denunciato dal 48 per cento, in Germania dal 41, in Gran Bretagna dal 37. Chiudono la classifica europea l’Olanda e la Svezia (31 per cento). Per la maggioranza relativa degli italiani (38 per cento) il nostro paese non si sta sforzando abbastanza per far fronte alle disuguaglianze e dovrebbe spingersi molto oltre rispetto a quanto fatto fino ad ora.
Più carenti del nostro paese, in quanto a sforzi per combattere le iniquità sociali, risultano l’Ungheria (59 per cento), la Germania (46), l’Olanda (45), la Spagna (43) e il Belgio (41). Stanno facendo un po’ meglio dell’Italia, la Svezia (37 per cento), la Francia, la Svizzera e la Gran Bretagna (35 per cento). Le persone che nel nostro paese subiscono maggiormente trattamenti diseguali e ingiusti sono, secondo l’opinione pubblica nostrana, i soggetti con disabilità fisiche (31 per cento), le donne (28 per cento), gli immigrati (28 per cento) e gli anziani (27 per cento). Seguono il mondo Lgbtq+ (24 per cento) e i transgender (21 per cento).
Anche negli altri Paesi europei, come Francia (42), Germania (40) e Gran Bretagna (31), il primo posto, per livelli di discriminazione, spetta alle persone con disabilità fisiche. In Francia e Germania (entrambe al 33 per cento), come in Italia, al secondo posto per livello di iniquità si collocano le donne, mentre nel Regno Unito ci sono gli immigrati (29) e le minoranze etniche (27). In Spagna e in Svezia, invece, il primato per i livelli di discriminazione spetta agli immigrati (31), mentre i tassi di iniquità verso il mondo femminile si collocano al quinto posto in Spagna (24 per cento) e al sesto posto in Svezia (22 per cento).
I paesi in cui le forme di iniquità verso le donne sono maggiori e sono al primo posto nella classifica dei trattamenti diseguali sono: Turchia (50 per cento), Sud Africa (36 per cento) e Ungheria (25 per cento, insieme agli anziani). Le nazioni in cui i maggiori livelli di disuguaglianza colpiscono soprattutto gli anziani sono: Argentina (44 per cento), Cile (45), Messico (35) e Perù (34 per cento).
Infine, i paesi in cui si registrano le forme più acute di iniquità verso il mondo lgbtq+ sono: Brasile (34 per cento), Messico (27), Polonia (28) e Sud Africa (26 per cento). Il quadro complessivo dei dati evidenzia come la disuguaglianza non sia più percepita come una semplice disparità economica, ma sia avvertita come un fenomeno multidimensionale e sistemico che erode le basi stesse del contratto sociale.
La frattura tra possesso di mezzi e bisogni si traduce in una crisi di riconoscimento, con intere categorie - dai disabili alle donne, dagli immigrati agli anziani - che vedono compromessa la propria dignità e libertà sostanziale. Il caso italiano, tra i più critici in Europa, mostra anche una percezione diffusa di incapacità istituzionale nel fronteggiare il problema. La geografia variegata delle discriminazioni che assume connotati specifici a seconda del contesto nazionale (dall’ageismo in Sud America alla misoginia in Turchia), dimostra come le disuguaglianze siano ormai un indicatore cruciale per misurare la qualità di una democrazia e la tenuta del suo tessuto civico.











