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di Laura Cappon

Il Domani, 17 giugno 2022

Secondo un rapporto di Egyptwid dal 2010 al 2020 il nostro Paese ha fornito armi, equipaggiamento di polizia e corsi di formazione al Ministero dell’Interno egiziano e in particolare alla National security agency, l’agenzia di intelligence cardine della repressione.

Elicotteri ceduti a titolo gratuito, equipaggiamento di polizia e paramilitare, decine di corsi di formazione curati dal Dipartimento centrale affari generali dello stato e dall’Arma dei carabinieri. È quello che Roma ha fornito al ministero dell’Interno egiziano tra il 2010 e il 2020.

Lo dice il rapporto “Complici ufficiali”, diffuso da Egyptwide, iniziativa egiziana-italiana per i diritti umani e le libertà civili, che ha ricostruito la collaborazione dei due paesi analizzando i vari accordi sulla cooperazione in materia di difesa e sicurezza a livello bilaterale e multilaterale.

Dall’analisi di fonti istituzionali pubbliche italiane ed europee, emerge che questa collaborazione è diventata sempre più stretta all’interno di programmi creati per prevenire l’immigrazione nel Mediterraneo e il terrorismo. E queste iniziative sono andate avanti nonostante proprio in questo decennio l’Egitto abbia conosciuto la repressione più dura della storia moderna del paese.

La National security agency - Dopo la rivoluzione del 2011, che ha posto fine alla trentennale dittatura di Hosni Mubarak, e il colpo di stato nel 2013 da parte dell’allora capo del Consiglio militare supremo Abdel Fattah al Sisi, i detenuti politici sono arrivati a essere almeno 60mila, e le torture in carcere e nelle stazioni di polizia hanno colpito una parte di popolazione sempre più ampia. E così le condanne a morte: l’Egitto, nel 2020, è diventato il terzo paese al mondo per numero di esecuzioni capitali.

Uno dei cardini della repressione del paese è rappresentato dagli uomini della National security agency, l’agenzia di intelligence egiziana che fa capo al ministero dell’Interno. Come spiega Egyptwide, sono loro i beneficiari di molte delle iniziative di cooperazione tra Roma e Il Cairo. “Per tutto il decennio esaminato, l’Italia ha collaborato attivamente con l’Egitto, contribuendo a rafforzare il potere e la legittimazione degli stessi apparati statali a cui le agenzie delle Nazioni unite per la tutela e la promozione dei diritti umani imputano la soppressione dello stato di diritto e delle libertà democratiche in Egitto”, scrive l’organizzazione. “Ogni attività orientata a potenziare le capacità operative e l’equipaggiamento in dotazione al National security service comporta il rafforzamento del sistema di potere responsabile del deterioramento dello stato di diritto e dei diritti umani in Egitto”.

I corsi di formazione - Secondo il rapporto, l’Italia ha ceduto a titolo gratuito 20 elicotteri dismessi dalla polizia di stato italiana, dei quali almeno 16 di tipo Augusta Bell. Nell’ambito di numerosi programmi bilaterali e multilaterali ha fornito vedette, veicoli di terra e altro equipaggiamento per il pattugliamento del territorio e delle acque nazionali, tecnologie Afis per l’identificazione delle persone migranti prima del loro arrivo alle frontiere esterne europee, la cui installazione e manutenzione annuale sono state curate dal Servizio di polizia scientifica italiano.

Durante tutto il decennio in esame sono stati realizzati anche programmi di addestramento e formazione regionali e bilaterali con paesi della sponda sud del Mediterraneo, principalmente volti a rafforzare le capacità istituzionali e operative delle Autorità incaricate della gestione dei flussi migratori.

I corsi di formazione sono stati 62, curati dal Dipartimento centrale affari generali della polizia di stato o dall’Arma dei carabinieri, presso centri di addestramento in Italia ed Egitto. Nel 2016, per esempio, l’Italia ha messo a disposizione del partner egiziano una ricca e articolata offerta formativa presso le strutture di addestramento della propria polizia di stato tra cui Brescia, La Spezia, Pescara e Abbasanta.

I corsi di formazione sono continuati anche negli anni successivi, nonostante nell’aprile del 2016 Roma avesse ritirato il suo ambasciatore dall’Egitto dopo il depistaggio sulle indagini relative alla morte di Giulio Regeni, il ricercatore italiano trovato senza vita alla periferia del Cairo con evidenti segni di tortura. Al Cairo, invece, alla Nasser Academy di polizia è stato istituito un centro specializzato dove si è svolto il programma Itepa con la partecipazione di agenti e ufficiali delle polizie di frontiera di 22 paesi africani.

“La militarizzazione dei confini e l’esternalizzazione delle frontiere, insieme alla crescente preoccupazione per i nuovi scenari del terrorismo internazionale, hanno portato l’Italia, come molti suoi vicini dell’Europa centro-meridionale, a vedere nell’Egitto un partner ineludibile nella gestione integrata dei flussi migratori e in altre questioni di sicurezza”, dice il rapporto. “Le preoccupazioni da parte di attori internazionali sui diritti umani nel paese contraddicono lo stato attuale dei rapporti tra Unione europea e Il Cairo, che si sono intensificati negli ultimi anni”.