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di Franco Corleone

L’Espresso, 29 maggio 2026

Contro la retorica della sicurezza ci sono i numeri. Che non dicono però di cosa ha bisogno il Paese. L’uccisione a Taranto di Bakari Sako, giovane del Mali lavoratore regolare, bracciante, aggredito con coltellate e calci e pugni, da una banda di minorenni ha turbato le coscienze per la concretizzazione fisica del razzismo. Questo e altri fatti accaduti in luoghi d’Italia diversi, al Nord, al Centro e al Sud, rafforzano la convinzione che la violenza sia fuori controllo e che la sicurezza vada esaltata con la repressione. Ma la realtà è davvero questa?

Il ministero dell’Interno presenta periodicamente un report sugli omicidi volontari, i femminicidi e la violenza di genere e l’ultimo a cura del Servizio analisi criminale presenta i dati del triennio 2023-2025. Gli omicidi commessi scendono da 341 a 336 e infine a 286 con un calo del 15%; le vittime di sesso femminile scendono a 119 nei primi due anni analizzati e a 97 nel terzo anno con una diminuzione del 18%.

In modo più analitico si rivela che gli omicidi in ambito familiare/affettivo si riducono da 149 a 128 dei quali 85 (da 96 e 102) con vittime di sesso femminile. Sembra proprio che questi dati freddi disegnino un Paese che contiene il reato più grave e che limita la violenza che cancella la vita. Sorge legittimo il dubbio che Piantedosi non faccia i conti con questi numeri e che nemmeno l’informazione intenda compiere una riflessione.

La prevalenza della cronaca nera è strumentale e risponde a un disegno di diffondere paura e rispolverare il motto sempre utile di “legge e ordine”. Sarebbe segno di superficialità farsi condizionare dalla quantità e non considerare la qualità; la rappresentazione della realtà deve cioè misurarsi anche con l’immaginario prodotto dalla carica di odio, di accanimento, di tortura. Il corpo del nemico è il nemico e nel caso della donna si lega allo stupro come arma di sopraffazione e di guerra. Eppure questo sguardo più attento alle dinamiche psico-sociali richiederebbe lo sforzo di approfondire il carattere delle relazioni umane, di esaminare il ruolo della scuola, il peso dei social.

Comunque non possiamo rimpiangere il 1990 quando il numero degli omicidi era di 1.633. Un trend positivo per l’Italia è confermato dal confronto del tasso di omicidi per centomila abitanti, lo 0,48 rispetto alla media europea del 2,1; interessante il caso della Francia (1,3), Germania (0,97), Regno Unito (1,14) e per finire gli Stati Uniti (5,74). Il report offre anche i dati del primo trimestre del 2026, arricchiti dalla novità della presenza del reato di “femminicidio”, introdotto con la legge n. 181 del 2 dicembre 2025 come art. 577 bis del Codice penale.

Gli omicidi volontari ex art. 575 c.p. sono stati 59 (erano 61 nello stesso trimestre del 2025) di cui 12 con vittime di sesso femminile (erano 19 nel trimestre del 2025). Vanno aggiunti 3 casi di femmicidio con applicazione del nuovo reato, quindi la somma è di 15 vittime, con una diminuzione rispetto al periodo precedente. L’incidenza degli autori minorenni si attesta all’1%. Quale conclusione si può trarre da questo sommario quadro?

Per fortuna gli omicidi, anche contro le donne, diminuiscono. L’enfasi sull’emergenza continua a essere dominante e può avere senso per un’esigenza di denuncia del patriarcato, della violenza quotidiana e della prevaricazione e della discriminazione di potere. Per questo andrebbero analizzati i dati dei reati di stalking nelle varie forme. Il compito di capire e ricostruire una comunità è urgente.