di Luca Monticelli
La Stampa, 5 dicembre 2020
Crescono le diseguaglianze, uno su sei ha soldi solo per un mese ma ci sono 40 miliardari che si sono arricchiti. Sono 5 milioni gli italiani che per colpa della pandemia sono scomparsi dai radar del mondo del lavoro: precari, invisibili, sfruttati, addetti nel settore dei servizi. È l'area indefinita che ha pagato il conto della crisi ed è sparita senza far rumore.
Vite trasformate dalla débâcle economica che si è diffusa con il virus, causando uno tsunami occupazionale nonostante il blocco dei licenziamenti e i 26 miliardi stanziati dal governo per gli ammortizzatori. Il rapporto annuale del Censis descrive l'Italia come "una ruota quadrata che non gira e avanza a fatica", dove "la vera divisione sociale esistente tra i lavoratori è quella tra chi ha la sicurezza del reddito e chi no".
L'86% degli italiani pensa che il posto fisso degli statali sia la salvezza. Sono considerati garantiti anche i pensionati, impegnati in una sorta di "welfare informale" in aiuto di figli e nipoti. Giovani e donne i più vulnerabili: 457 mila tra aprile e giugno non hanno ottenuto il rinnovo del contratto a tempo determinato. Soffrono gli imprenditori dei settori schiantati dalla crisi, i commercianti, gli artigiani, i professionisti rimasti senza incassi e fatturati. Solo il 23% degli autonomi ha continuato a percepire gli stessi redditi di prima del Covid.
Il gap tra ricchi e poveri continua a crescere. L'epidemia ha infatti ampliato le disuguaglianze sociali: da una parte sempre più famiglie con un sussidio di cittadinanza (+22,8%), e dall'altra pochi miliardari (40) aumentati sia in numero che nel volume del patrimonio. Vola la liquidità: chi può mette da parte i soldi sui conti correnti (il cash supera i mille miliardi), disinvestendo azioni e obbligazioni. Soffre invece il 17% della popolazione che dispone di risorse finanziarie per meno di un mese. "La metà degli italiani - sottolinea il Censis - dichiara di avere sperimentato un'improvvisa caduta delle proprie disponibilità economiche". Con il Natale alle porte si riaccende lo shopping, ma prudenza e paura spengono il desiderio di fare acquisti. I consumi restano al palo: nel secondo trimestre la spesa media delle famiglie è stata del 19% in meno rispetto al 2019.











