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La Repubblica, 30 giugno 2024

Amnesty International: la detenzione arbitraria dei profughi costituisce un tradimento dello Stato di diritto e impone gravi sofferenze alle persone. Un gruppo di ventiquattro persone, con il sostegno di Amnesty International, ha intentato un’azione collettiva con la richiesta di risarcimento per essere stati detenuti, in maniera prolungata e arbitraria, in Lituania tra il 2021 e il 2022, quando una serie di ordinanze hanno prescritto l’arresto automatico delle persone che attraversavano irregolarmente il confine dalla Bielorussia. Il caso è stato presentato al Tribunale amministrativo regionale, due anni dopo che Amnesty International aveva denunciato la detenzione arbitraria di migliaia di persone nel Paese. “Almeno quattromila uomini, donne e bambini sono stati trattenuti illegalmente per mesi, senza alcuna possibilità di impugnare la decisione davanti a un giudice. Ciò ha rappresentato un tradimento dello Stato di diritto di proporzioni sismiche e ha imposto enormi sofferenze a persone che cercavano protezione internazionale e un trattamento dignitoso”, commenta Dinushika Dissanayake, vicedirettrice regionale di Amnesty International per l’Europa.

La richiesta di giustizia. Nel giugno 2023 la Corte costituzionale lituana ha stabilito che la legge che prevede la detenzione automatica dei richiedenti asilo che varcano il confine senza regolare permesso viola le libertà fondamentali, così come sono garantite dalla Costituzione lituana. Secondo la sentenza, tutte le persone colpite hanno diritto a un risarcimento per i mesi di sofferenza subiti. Fino a oggi però il governo lituano non è riuscito a istituire un meccanismo per assicurare i pagamenti. “I ricorrenti hanno subito molte ingiustizie per mano delle autorità lituane.

Non chiedono altro che giustizia. Con questa causa non fanno altro che chiedere giustizia per il tempo che gli è stato rubato” commenta Amnesty. Per l’organizzazione la loro eventuale vittoria sarà un segnale forte per la Lituania e per gli altri Stati membri dell’Unione Europea che tentano pratiche simili e che invece non possono sottrarsi alle proprie responsabilità in materia di diritti umani. Il caso è anche un duro atto d’accusa contro la Commissione europea che, in quanto custode dei trattati dell’UE, non ha ancora avviato una procedura di infrazione contro la Lituania per avere violato, con la legge sull’arresto automatico dei migranti irregolari, il diritto comunitario, nonostante siano passati già tre anni.

Sfondo politico e sociale. In seguito alla legge promulgata sulla base di una presunta emergenza nel luglio 2021, il governo lituano ha arrestato arbitrariamente oltre quattromila persone provenienti da Iraq, Siria, Sri Lanka, India, Camerun, Repubblica Democratica del Congo, Nigeria e altri Paesi, molti dei quali per oltre un anno. Durante i primi sei mesi di detenzione le persone non hanno avuto alcuna possibilità di contestare i provvedimenti presi nei loro confronti, in palese violazione del diritto internazionale, di quello comunitario e della stessa Costituzione lituana.

Costretti a vivere in centri simili a prigioni. I profughi sono stati costretti a vivere per mesi in centri squallidi, simili a prigioni, sottoposti ad abusi fisici e psicologici mentre gli veniva negato l’accesso alle legittime procedure di asilo. La Lituania inoltre ha adottato una legislazione che legalizza i respingimenti, anche questa nel disprezzo del diritto internazionale. Mentre la stragrande maggioranza delle persone detenute nei centri di detenzione sono state rilasciate, soprattutto nel 2022, i respingimenti alla frontiera invece continuano.