di Salvatore Mannino
La Nazione, 12 aprile 2020
Quasi una metafora: reclusi noi e loro. Piccola somma (300 euro, mille con gli agenti) ma grande gesto. Intanto siamo a 10 mila buoni spesa in provincia: la Pasqua in salita. Sono la metafora della nostra esistenza rattrappita pure in questa Pasqua con le sbarre: niente negozi, niente supermercati (ringraziano almeno i dipendenti che si potranno godere la festa in famiglia), niente passeggiate, niente gite al mare (seconde case proibite), niente scampagnate fuori porta di Pasquetta, persino niente sigarette dai distributori automatici, sigillati anche quelli per ordinanza del sindaco, cui la parte del Grande Pedagogo che impartisce lezioni giornaliere calza a pennello.
Loro i reclusi veri, quelli dietro le porte del carcere, noi i reclusi virtuali, agli arresti domiciliari fra le mura di casa. Ed ecco allora che i carcerati in senso proprio vengono in aiuto di noi carcerati metaforici, o meglio della parte migliore di noi: i medici, gli infermieri, gli Oss e tutto il personale che stanno combattendo la battaglia di prima linea contro il Covid.
Sì, è un po' la notizia del giorno: la donazione che parte dagli ospiti di San Benedetto (la casa circondariale di via Garibaldi, non proprio un hotel a cinque stelle) verso l'ospedale, consegnata venerdì alle autorità sanitarie, insieme a una letterina dei detenuti, dal direttore Giuseppe Renna. Dentro la busta 300 euro, frutto di una raccolta fra chi sta in cella, 25, soprattutto stranieri, a San Benedetto.
La media è di 10 euro a testa, ma, fanno sapere, qualcuno non aveva nulla e non ha dato nulla, almeno materialmente, altri ci hanno messo tutto quello che potevano. Non conta però la cifra, necessariamente modesta, anche se arrotondata dai 700 euro offerti dagli agenti di custodia con una loro autonoma colletta, quanto il gesto: un piccolo passo per degli uomini, viene da parafrasare Neil Armstrong, primo astronauta sulla luna, ma un grande passo per l'umanità. Loro, questi nostri predecessori nella reclusione (volontaria la nostra, obbligata la loro) dicono che è come quel caffè che in carcere funziona da ringraziamento per una cortesia ricevuta.
Ora le tazzine sono vietate, ma i 25 vogliono lo stesso rendere merito agli ospedali in cui sono curati anche i loro familiari contagiati. Una storiella da Libro Cuore, da Garrone, che non ti aspetteresti da chi in galera ci sta perché in qualche modo ha mancato e ora vuole riparare, anche con questa donazione che forse è la prima da una prigione, specie dopo l'ondata di rivolta che nelle carceri aveva contrassegnato i primi giorni di emergenza, quando sembrava che i falò di San Vittore fossero il simbolo dell'Italia che bruciava.
Li avremo nel cuore in questa Pasqua in cui nemmeno noi potremo uscire. A proposito di Pasqua. Sarà un giorno di festa particolare anche per i 3296 che hanno fatto domanda in Comune per i buoni spesa. Dati che rapportati su scala provinciale dovrebbero portare il totale intorno alle 10 mila richieste di aiuto alimentare.
I soldi (525 mila euro nel capoluogo, 1,5 milioni in totale) non sono stati ancora erogati e chissà dunque se i protagonisti hanno potuto partecipare alle gigantesche code nei supermercati in cui è stata persino distribuita l'acqua (all'Esselunga) come se fosse un evento di protezione civile. Per qualcuno, forse per molti, Pasqua è un po' meno Pasqua. Ricordiamolo nelle nostre tavole di prigionieri, tutti impoveriti ma ancora opulenti.










