di Gaetano Costa
Italia Oggi, 10 aprile 2020
I detenuti chiedono a Mattarella e Bonafede di consentirli anche dopo l'emergenza. Il mondo dentro Skype. Unico contatto con i familiari che si trovano all'esterno del carcere. Le videochiamate sono state introdotte in diversi penitenziari italiani in seguito all'emergenza legata al coronavirus. Un modo per scongiurare eventuali contagi durante le visite di persona.
Alle Sughere, il penitenziario di Livorno, la cosa funziona. Tanto che i detenuti vorrebbero prolungare i colloqui sulle piattaforme digitali anche al termine dell'epidemia. Una richiesta ufficiale che, tramite una lettera, è stata inoltrata al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e al ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede.
Nella Casa circondariale livornese hanno riadattato il cosiddetto reembolso, un programma di recupero approvato nel 2012 in alcuni Stati del Brasile che permette a determinati reclusi di ottenere uno sconto di pena pari a quattro giorni in un mese per ogni libro letto.
Alle Sughere il principio è il medesimo. Quel che cambia è la finalità: per ogni volume sfogliato i carcerati hanno diritto a una videochiamata in più. "Vogliamo dare nuovo impulso alla biblioteca dell'istituto e ai progetti legati alla lettura", ha spiegato il direttore del carcere, Carlo Mazzerbo. "Oggi più che mai la conoscenza può fare la differenza e la riscoperta o la scoperta della lettura, in un momento come quello attuale, è fondamentale perché, come diceva Pennac, un libro ben scelto ti salva da qualsiasi cosa. Persino da te stesso".
I detenuti leggono. E parlano su Skype coi parenti. All'epoca del Covid-19, con i colloqui sospesi, non ci sono alternative. Ma le videochiamate, secondo i reclusi del carcere di Livorno, devono diventare una prassi comune.
"Chiediamo che la concessione fatta in questo periodo di emergenza possa essere confermata anche per il futuro, allineandoci ad altri Stati europei", hanno scritto i detenuti delle Sughere nel messaggio inviato a Mattarella e Bonafede prima di citare alcuni esempi di carceri nelle quali, anche prima dell'emergenza, "veniva data la possibilità di effettuare le videochiamate ai detenuti dell'alta sicurezza e non solo della media sicurezza".
A introdurre la novità dei colloqui su Skype nel carcere di Livorno è stato il garante dei detenuti, Giovanni De Peppo, secondo il quale le videochiamate "alleggeriscono il clima di preoccupazione per la sospensione delle visite". Provvedimento, quello dei colloqui diretti annullati, che aveva scatenato proteste da parte di reclusi e familiari in varie prigioni italiane. Ora le tensioni sono rientrate. E gli incontri online procedono.
"A Livorno, in questa delicatissima fase, il ruolo di grande equilibrio e capacità del direttore Mazzerbo, ma anche di un ispettore e di un gruppo di agenti della polizia penitenziaria, hanno assicurato e garantiscono permanentemente il funzionamento dei collegamenti sia nelle sezioni dei detenuti comuni, sia di quelli dell'alta sicurezza", ha detto De Peppo a Repubblica Firenze. "Assicurare diritti e garantire sicurezza sono le azioni che in un istituto di pena vanno sempre d'accordo e in questa fase più che mai impariamo che solo la sensibilità, l'umanità e la professionalità di tutti possono salvarci".










