di Stefano Taglione
Il Tirreno, 16 luglio 2022
La firma alla presenza della ministra della Giustizia, Marta Cartabia: “Un esempio da replica altrove, lo sosterremo”. “Sono venuta a Gorgona perché le realtà bisogna vederle con i nostri occhi e questa è virtuosa. L’accordo che firmiamo con la Scuola superiore Sant’Anna vuole studiare l’isola con metodo scientifico per trarne gli elementi di forza e criticità che le permettono di diventare un modello non soltanto virtuoso, ma replicabile, vedendo quali sono gli ingredienti che ne danno la sostanza”.
Con queste parole la ministra della Giustizia, Marta Cartabia, il 15 luglio ha firmato l’intesa fra l’amministrazione penitenziaria e l’università pisana: l’obiettivo è capire l’efficacia del modello rieducativo di Gorgona. Come? Analizzando il tasso di recidiva dei detenuti che a fine pena lasciano l’ex colonia penale agricola. Se una volta in libertà non commettono più reati vuol dire che il progetto funziona e quindi - stando alle parole della ministra - potrà diventare un punto di riferimento.
“Da parte nostra - ha specificato - c’è la volontà di andare avanti con questo progetto anche per i prossimi anni. Gorgona permette ai detenuti una maggior libertà di movimento dovuta ai suoi spazi. Il carcere lo vedo come una speranza. Voglio ripetere le parole del marchese Frescobaldi, che durante il pranzo (a cucinare Antonio Colasanto, secondo classificato di Masterchef 10 ndr) mi ha detto: “Lo sente il sapore di questo vino? È il sapore della speranza”“.
Il progetto partirà subito e dovrà analizzare il comportamento dei detenuti una volta lasciata Gorgona. “Secondo alcuni studi - spiega il garante livornese dei Marco Solimano - dove non ci sono progetti di reinserimento sociale il tasso di recidiva per gli stessi reati è del 75-80%, mentre dove questi percorsi esistono scende al 30%. A Gorgona non c’è mai stato uno studio del genere, siamo noi che lo abbiamo sempre sostenuto e sono sicuro che i numeri ci daranno ragione”.
La rieducazione - secondo il garante - non è solo un dovere morale e sociale, ma rappresenta anche un investimento economico: “In media un detenuto costa alla collettività 160 euro al giorno”, conclude. “Spesso in Italia non sappiamo valorizzare ciò che funziona - aggiunge la rettrice della Scuola superiore Sant’Anna, Sabina Nuti - e il nostro studio valuterà i punti di forza e di debolezza in modo rigoroso”. “Inizialmente analizzeremo la situazione esistente - conferma una delle responsabili scientifiche del progetto, la professoressa Elena Vivaldi, che condivide questa responsabilità con il collega Alberto Di Martino - capendo chi sono i detenuti e che caratteristiche hanno. L’obiettivo è capire quali altre iniziative possiamo lanciare sia qui, che altrove, affinché il reinserimento nella società funzioni”.
Cartabia ha poi visitato le strutture del marchese Lamberto Frescobaldi, che sull’isola produce un vino “che ha fatto il giro d’Europa - ha sottolineato la ministra - visto che lo abbiamo donato ai ministri della Giustizia venuti a Venezia lo scorso dicembre per la ministeriale dedicata alla giustizia riparativa”. Subito prima, al porto, accompagnata dall’ex direttore del carcere Carlo Mazzerbo aveva invece visitato la mostra del fotografo e agente della polizia penitenziaria Pierangelo Campolattano. Il tutto in un clima molto informale, con l’esponente del Governo Draghi che non si è sottratta alle foto, intrattenendosi a lungo a parlare con le moltissime presenti. Poi, nel tardo pomeriggio, è ripartita in elicottero per Roma.









