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di Maila Papi

La Nazione, 18 settembre 2026

Visita del direttivo della Camera Penale di Livorno ai penitenziari delle Sughere e di Forte San Giacomo a Porto Azzurro. In ambedue gli istituti gli avvocati hanno rilevato forti criticità e chiedono interventi. “Se è vero che ‘Il grado di civiltà di una nazione si misura dallo stato delle sue carceri’, dobbiamo ammettere che la civiltà, nel nostro paese, è notevolmente regredita” spiega il direttivo della Camera Penale di Livorno composto da Michele Alongi (Presidente), Nando Bartolomei (Vice Presidente), Cecilia Bellucci (Tesoriera), Maria Giulia Bettini (Segretaria), Nicoletta Ricci, Guia Tani e Francesco Puccetti (Consiglieri). La camera penale di Livorno, a distanza di una settimana, ha potuto fare accesso sia al carcere delle Sughere di Livorno che alla casa di reclusione di Porto Azzurro. Due realtà che raccontano storie profondamente diverse ma tristemente drammatiche.

“A Porto Azzurro - spiegano gli avvocati - tra strutture fatiscenti, spazi angusti, sovraffollamento e impossibilità di garantire tutela adeguata alla gran parte della popolazione detenuta afflitta da malattie o dipendenze, la Direzione prova comunque a dare sostanza alla funzione rieducativa della pena, lottando quotidianamente con l’assenza di finanziamenti e personale. La realtà livornese, purtroppo, non è migliore ed anzi è caratterizzata da un preoccupante sovraffollamento, dovuto anche al trasferimento di un gran numero di detenuti provenienti dal carcere fiorentino di Sollicciano, proprio a seguito del sequestro di alcune sezioni da parte dall’Autorità Giudiziaria. Alle Sughere è allarmante la mancanza di progetti e prospettive in un carcere ove, appena inaugurato il nuovo padiglione C, lo stesso risulta già saturo e dove i letti singoli sono stati rapidamente sostituiti da letti a castello, vanificando - di fatto - l’ipotesi di un miglioramento delle condizioni di detenzione.

Un ambiente detentivo costellato da ambienti dichiarati (finalmente!) inagibili, dove si registra la totale carenza di aree dedicate alle attività formative e rieducative, che costringono gli educatori a “ritagliare” spazi tra i pochissimi disponibili e la Direzione a non poter autorizzare le attività per mancanza di luoghi adeguati. La dignità per questi uomini, costretti in tali ambienti, sembra non aver cittadinanza nell’Istituto. Questo non è, tuttavia, un problema che affligge unicamente il territorio livornese. Sollicciano lo insegna - o meglio, lo impone - e con esso l’intera realtà carceraria italiana.

A causa delle condizioni strutturali e igienico sanitarie proprio a Sollicciano, sono state sottoposte a sequestro preventivo ben 7 sezioni, con la conseguente migrazione di detenuti verso altri Istituti. Per la prima volta in Italia, la questione delle condizioni carcerarie è uscita dal terreno esclusivamente amministrativo e politico, per divenire anche una questione di possibile responsabilità penale. Senza metafore, serve un intervento immediato e responsabile: la dignità dell’uomo ed il rispetto dei diritti fondamentali dei detenuti, così come il principio ed il valore della rieducazione del condannato devono tornare al centro del dibattito e trovare giusta tutela da parte dello Stato, suo garante. La pena deve essere rieducazione anche al fine di restituire alla società un individuo che, pur avendo errato, risulti riabilitato e migliore.

Oggi tutte le Camere penali Italiane all’unisono, daranno voce con conferenze stampa e pubblicazioni sulle principali testate giornalistiche, a questa intollerabile ed inumana condizione detentiva degli istituti di pena della nostra penisola, e l’Unione delle Camere Penali Italiane ha organizzato per il prossimo 19 settembre a Firenze, un convegno dal titolo significativo: “Lo stato generale dell’esecuzione penale: anatomia di un disastro” che cade alla vigilia dell’udienza del 22 settembre dinanzi alla Corte Costituzionale, chiamata a pronunciarsi sulla possibilità di differire l’esecuzione della pena quando le condizioni detentive risultino incompatibili con il nucleo essenziale dei diritti fondamentali. Del resto uno dei principali motivi dell’importante astensione dalle udienze penali indetta dall’Unione delle Camere Penali Italiane dal 23 al 29 settembre prossimi, è proprio lo stato in cui versano gli istituti di pena della nostra penisola. A noi tutti cittadini un compito importante: siamo chiamati ad un ruolo di vedetta e salvaguardia circa il rispetto di tali principi costituzionali tanto semplici quanto imprescindibili e che vengono quotidianamente violati”.