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di Valentina Marotta

Corriere Fiorentino, 8 novembre 2026

“Due anni e mezzo di inumana detenzione”. La vicenda di Giancarlo Giannini, che stava scontando una condanna a 10 anni e 8 mesi per reati associativi di tipo mafioso. Il legale aveva ripetutamente chiesto i domiciliari per le sue malattie croniche: “La decisione dei giudici è arrivata troppo tardi. Chiediamo chiarezza”. Era afflitto da una grave cardiopatia e aveva appena ottenuto gli arresti domiciliari. Ma Giancarlo Giannini non è riuscito a lasciare il carcere di Livorno, dove stava scontando una condanna a 10 anni e 8 mesi per reati associativi di tipo mafioso.

“È morto il 6 novembre dopo due anni e mezzo di inumana detenzione”, dice l’avvocato Saverio Ingraffia che assiste la famiglia della vittima e ha annunciato un esposto alla procura di Livorno chiedendo l’autopsia. “La decisione dei giudici è arrivata troppo tardi. Contiamo che la magistratura possa fare chiarezza sulle cause del decesso e su eventuali responsabilità. Ma anche se per il mio assistito siano state adottate le terapie adeguate”.

Giannini fu arrestato nel marzo del 2024 nell’ambito dell’operazione “Codice Interno” che svelò un presunto intreccio tra mafia, politica e affari a Bari. Era gravemente malato. L’avvocato Ingraffia, sulla base delle consulenze medico legali, aveva segnalato l’incompatibilità delle condizioni di salute con la detenzione. Per questo, man mano che le condizioni di Giannini peggioravano aveva depositato numerose istanze di scarcerazione.

Il provvedimento di concessione dei domiciliari “era stato motivato - spiega il legale - dalle gravissime patologie croniche da cui l’uomo era affetto, tra cui una cardiopatia ischemica postinfartuale e una pregressa embolia polmonare. La morte di Giannini - sottolinea l’avvocato - costituisce il drammatico epilogo di una vera e propria odissea giudiziaria, che al di là delle reali responsabilità accertate in sede di giudizio, lascia irrisolti i numerosi dubbi che si nascondono dietro le cause che ne hanno determinato il decesso”.