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di Simone Consigli


costaovest.info, 18 agosto 2019

 

Con i lavori già iniziati quest'anno, il carcere livornese delle Sughere raddoppierà il numero dei suoi detenuti. È prevista la ristrutturazione di otto sezioni e la creazione di nuovi spazi per i colloqui, ma al tempo stesso non è prevista nessuna struttura per le pratiche riabilitative.

Per il giorno di Ferragosto, Giovanni De Peppo, Garante dei detenuti succeduto a Marco Solimano, ha voltato le spalle alla visita programmata al carcere organizzata dal Partito radicale e da Radio Radicale, in linea con il comportamento del garante nazionale Mauro Palma, e ha scritto una nota in riferimento all'aumento del numero dei detenuti: "Non possiamo permettere che nella nostra città si concretizzi il rischio di un carcere di fatto raddoppiato, in una logica della sola attenzione alla capacità di accoglienza e senza la necessaria attenzione a tutti i possibili spazi della riabilitazione. Lo dobbiamo pretendere per i percorsi di riabilitazione di chi è ristretto, per la sicurezza della comunità cittadina".

In alternativa alla visita programmata ai detenuti organizzata dai Radicali, De Peppo ha optato per un confronto con due delegazioni di detenuti delle Sughere dell'alta e media sicurezza. Ne è emersa la richiesta, da parte dei detenuti con pene lunghe, di avere accesso a un'attività lavorativa e produttiva, seppur all'interno dell'istituto, in linea con una reale produttività economica, come accade in altri istituti italiani, mentre per i detenuti a media e breve percorrenza si muove qualcosa nei percorsi riabilitativi.

A tal fine saranno infatti istituiti dei circuiti già programmati che permetteranno ai detenuti più meritevoli di impegnarsi in attività socialmente utili per il decoro cittadino. Questi interventi sono previsti all'esterno dell'istituto carcerario. Un elemento che coincide con le volontà di tutti i detenuti e delle strutture di stato sociale che ne fanno da garanti ed è l'ennesima rivendicazione, sottolineata in una nota inviata dallo stesso De Peppo, tesa a ripristinare la sala teatro, inagibile da troppo tempo per problemi strutturali.

Per giustificare il diniego all'iniziativa targata Partito Radicale, il garante dei detenuti si è infine espresso così: "Non ho aderito all'invito di una visita programmata dal Partito radicale e da Radio Radicale in carcere per il Ferragosto, apprezzando la posizione del garante nazionale Mauro Palma che ha rifiutato lo stesso invito, rivendicando, pur nell'assoluto rispetto dei Radicali, un ruolo di autonomia e di carattere istituzionale che, anche a mio avviso, deve rimanere tale per la funzione dei garanti dei detenuti".

 

Il comunicato stampa del Garante dei detenuti Giovanni De Peppo

 

Non ho aderito all'invito di una visita programmata dal Partito Radicale e da Radio Radicale in carcere per il Ferragosto apprezzando la posizione del Garante Nazionale dott. Mauro Palma che ha rifiutato lo stesso invito rivendicando, pur nel assoluto rispetto dei Radicali, un ruolo di autonomia e di carattere istituzionale che, anche a mio avviso, deve rimanere tale per la funzione dei Garanti dei detenuti.

A Ferragosto ho chiesto altresì la collaborazione della Direzione della Casa Circondariale per incontrare due delegazioni di detenuti dell'Alta e della Media sicurezza per confrontarmi, nel giorno della "vacanza" per eccellenza. Alle "Sughere", come alla Casa di Reclusione di Gorgona non dobbiamo mai dimenticare di ringraziare il personale della Polizia Penitenziaria e tutto il personale della Amministrazione Penitenziaria che, nella mia concreta esperienza nelle tante difficoltà assicura il buon andamento degli Istituti.

Seppure giornalmente incontro tanti detenuti, è nella normalità che, singolarmente, si affrontino tematiche attinenti alla detenzione di ciascuno e sentivo la necessità di una condivisione e un confronto con chi è ristretto, su criticità e prospettive possibili su una vita carceraria che possa rispondere al dettato della nostra Costituzione, che mette al centro dell'attenzione i percorsi di riabilitazione.

Ho trovato assai preziosi i due incontri nei quali si sono evidenziate proposte e posti problemi che devono trovare l'attenzione sia della Amministrazione Penitenziaria e, dove possibile, della Amministrazione della nostra Città. All'Alta sicurezza, tre sezioni e detenuti con pene mediamente lunghe, emerge con forza la necessità di attrezzare ipotesi di lavoro e lavorazioni all'interno dell'Istituto che possano dare risposta ad una giusta rivendicazione su attività lavorative.

In tante carceri del nostro Paese è stato possibile e Livorno non deve essere da meno. Le idee, le possibilità, i progetti non mancano, partendo dall'"economia circolare".

Ritengo e auspico, che la nostra Città debba stringersi con le sue rappresentanze politico amministrative e le realtà produttive in uno sforzo comune per rivendicare un Istituto capace di offrire veri percorsi di formazione e riabilitazione. Nelle due sezioni della Media sicurezza, pene più brevi, dobbiamo affrontare con determinazione la possibilità che, il tempo della detenzione, possa diventare ancora un'occasione di formazione per una possibile alternativa di vita.

Grazie alla lungimiranza della attuale Direzione dell'Istituto, alla forte collaborazione con l'Ufficio di Sorveglianza e con una importante sintonia con l'Amministrazione Comunale da poco insediata, si stanno mettendo in atto percorsi di riabilitazione che vedranno persone meritevoli spendersi in attività esterne per il decoro di Livorno, una strategia che mette in gioco l'impegno di chi sconta una pena e l'attenzione di Livorno: "più buone prassi nelle carceri più sicurezza nelle nostre comunità".

Le rappresentanze dei detenuti che ho incontrato, in uno spirito di collaborazione, segnalano anche problemi strutturali dell'Istituto e difficoltà di carattere organizzativo che rappresenterò al dott. Carlo Mazzerbo, da poco alla Direzione dell'Istituto che manifesta costantemente attenzione e grande professionalità, nella soluzione delle tante criticità.

C'è sul futuro delle "Sughere" di Livorno inoltre una concreta e pesante criticità e un rischio incombente che non ho mancato di segnalare al dott. Francesco Basentini, capo del Dipartimento della Amministrazione Penitenziaria del Ministero della Giustizia e al dott. Antonio Fullone Provveditore degli Istituti Penitenziari della Toscana e dell'Umbria.

Nel carcere di Livorno da ormai svariati anni vi sono condizioni di abbandono per tanti spazi ed aree dedicate al "trattamento" e alla riabilitazione, tra le quali un' ampia sala polifunzionale, di fatto "teatro" dell'Istituto, aree queste davvero strategiche per tante funzioni preziose per le attività culturali, di socializzazione, di formazione, di lavoro

L'abbandono è tra l'altro conseguente a mancati lavori di manutenzione, di fatto da sempre sottovalutati e trascurati che a giudizio di vari tecnici, non comporterebbero nemmeno costi elevatissimi.

Quest'anno sono iniziati i lavori per una ristrutturazione di ben 8 sezioni (in tempi di rischi sovraffollamento, lodevole intervento) che terminati i lavori, porteranno a raddoppiare la presenza di detenuti nel nostro istituto, passeremo da 250 a circa 500 detenuti: camere di pernottamento e qualche piccolo spazio per i colloqui, ma niente spazi funzionali alle strategie rieducative/lavorative.

Non possiamo permettere che nella nostra Città, si concretizzi il rischio di un carcere, di fatto raddoppiato, in una logica della sola attenzione alla capacità di accoglienza e senza la necessaria attenzione a tutti i possibili spazi della riabilitazione, lo dobbiamo pretendere per i percorsi di riabilitazione di chi è ristretto, per la sicurezza della comunità cittadina perché la nostra Costituzione ci chiede di prevedere un sistema penitenziario che abbia come fine il riscatto di chi ha sbagliato.