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di Federica Olivo


huffingtonpost.it, 16 giugno 2020

 

Chiuso il mattatoio, ai detenuti la cura di animali e natura. Accordo tra Ministero Giustizia, Dap e Ente parco Arcipelago toscano. Il sottosegretario Ferraresi ad HuffPost: "Cambiamo il paradigma del lavoro dei reclusi, così l'istituto diventa un modello".

Qualche anno fa erano stati gli stessi detenuti a cambiare il loro atteggiamento verso gli animali. Non accettavano più l'idea di doverli accudire, aiutare a crescere, a volte dare loro anche un nome, e poi macellarli nel mattatoio della struttura. Così, i reclusi del carcere di Gorgona - un'isola dell'arcipelago toscano, dove nel 1869 è stato aperto un penitenziario - hanno chiesto di salvarli. Il tempo è passato, e pochi mesi fa il cambiamento è arrivato.

Quel macello è stato chiuso e i detenuti potranno dedicarsi ad altre attività: dall'orticoltura al turismo sostenibile, dalla conservazione dei boschi alla cura degli animali, fino a un vigneto autogestito e alla formazione di competenze manageriali in vista del fine pena. Alcuni progetti esistevano già prima, altri invece sono partiti di recente, altri ancora prenderanno il via a breve. E proprio in questo senso va l'accordo quadro che oggi il ministero della Giustizia e il Dap hanno realizzato con l'ente parco dell'Arcipelago toscano.

"Abbiamo pensato di voler cambiare il paradigma delle attività lavorative che i detenuti svolgevano sull'isola - spiega ad HuffPost il sottosegretario alla Giustizia Vittorio Ferraresi, che da un anno si sta occupando della 'svolta' nel penitenziario toscano, dove da sempre i detenuti svolgono varie attività all'esterno - passando così da un lavoro come quello della macellazione che, nei fatti, implica la violenza, a mansioni che comportino una particolare empatia con gli animali. Con il valore aggiunto di dare l'opportunità ai detenuti di imparare un mestiere che tornerà loro utile una volta terminata la pena".

Una decisione, questa, che non cambia solo il quotidiano dei detenuti: "Annullando l'attività di macellazione ci sarà anche un importante risparmio di risorse, si potenzierà l'orticoltura già esistente e, soprattutto, si inquinerà di meno", spiega ancora Ferraresi. I ristretti avranno anche un ruolo di primo piano nel settore del turismo locale. La collaborazione con l'ente parco porterà all'avvio, si legge in una nota entro il mese prossimo, di interventi di manutenzione dei sentieri e del patrimonio boschivo. Tutto fatto dai reclusi.

Per queste opere il parco fornirà un finanziamento di quasi 90mila euro. Saranno utilizzati anche gli introiti dei ticket d'ingresso dei visitatori. "Stiamo lavorando poi - conclude il sottosegretario - anche a un cambiamento nell'approvvigionamento energetico dell'isola, per fare in modo che diventi un vero e proprio esempio di recupero".

L'obiettivo, al quale partecipano anche, oltre all'ente parco, l'Università di Firenze, il comune di Livorno e l'azienda locale di arrivare all'autonomia energetica dell'isola. Sarebbe un balzo importante verso una svolta green. "Pensi che al momento ancora si utilizza il gasolio", spiega ad HuffPost Giovanni De Pippo, il garante dei detenuti di Livorno, penitenziario di cui Gorgona è sede distaccata.

Poi racconta: "Da tempo tra i detenuti era molto sentita l'idea di riscattare gli animali che, invece, erano destinati alla macellazione. Non a caso avevano chiesto al direttore la 'grazia' per alcuni di loro". Non era solo un gesto simbolico: "Chi era ristretto percepiva nell'animale sottratto alla macellazione la salvezza. Ne ho parlato al sottosegretario Ferraresi quando l'ho incontrato anche perché con il direttore del penitenziario avevamo compreso che la cosa oltrepassava l'aspetto etico. Poteva diventare importante anche da un punto di vista ambientale, e fare bene all'isola". Usa il termine rivoluzione il garante, parlando del progetto: "Lo è. Sia anche da un punto di vista economico ed ambientale", conclude. Nei prossimi giorni alcuni dei 450 animali che erano presenti sull'isola, inizialmente destinati alla macellazione, saranno trasportati dalla Lega antivivisezione sulla terraferma.

L'attività lavorativa dei detenuti sarà monitorata anche dall'Università Bicocca di Milano, che ha fatto dell'esperienza di Gorgona un caso studio. Che un cambio di rotta nelle attività dei reclusi nell'isola fosse necessario era chiaro a Carlo Mazzerbo, direttore del penitenziario.

"L'isola non si presta a un'attività zootecnica. Abbiamo quindi pensato di destinare le risorse al momento utilizzate per il mantenimento degli animali ad altre finalità. Per le quali Gorgona è più vocata", racconta. Quali conseguenze? Non solo i costi più bassi, spiega il direttore, ma una formazione migliore, e più costante, per i detenuti.