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di Luigi Manconi

La Repubblica, 15 agosto 2022

Prima della caduta del governo Draghi mancava solo il voto definitivo alla riforma che avrebbe eliminato questa ingiustizia che riguarda 27 bambini da 0 a 3 anni. C’era una piccola riforma che aspettava solo di essere approvata da un voto definitivo del Senato, dopo il parere favorevole della Camera dei Deputati. C’erano tutte le condizioni perché ciò accadesse: l’impegno incondizionato della Ministra della Giustizia, Marta Cartabia, e la non opposizione delle destre, disponibili a lasciar passare il provvedimento in modo “indolore”. E c’era (e c’è) soprattutto, qualcosa di assai simile a una “emergenza umanitaria”: 27 minori dai 0 ai 3 anni reclusi in carcere con le proprie madri.

Sono gli “innocenti assoluti” che ostacoli e lungaggini burocratico-amministrative, diffidenze di settori della magistratura e ritardi legislativi tengono prigionieri nelle celle del sistema penitenziario italiano. Quella piccola riforma, intelligente e razionale, li avrebbe “liberati”, trovando soluzioni alternative alla detenzione. Nel corso degli ultimi due decenni il numero di quei bambini prigionieri è stato sempre superiore alle dieci unità, talvolta anche molto di più (fino a oltre 50). Una cifra in apparenza modesta, ma una grande infamia, forse la più oltraggiosa per la nostra civiltà giuridica tra quante se ne consumano quotidianamente nei luoghi di privazione della libertà personale.

Ora la piccola riforma è stata cancellata dallo scioglimento anticipato delle Camere: e appare altamente probabile che il prossimo Parlamento non troverà ragione e tempo da dedicare al problema. Questo mi induce ad alcune considerazioni. Sono un estimatore di Mario Draghi, ma anche se fossi stato un suo severe critico o un suo fiero avversario, prima di contribuire alla caduta del governo da lui guidato, avrei fatto una serie di riflessioni. Quelle relative alla sua indiscussa autorevolezza internazionale, quelle collegate all’urgenza di implementare e tradurre in provvedimenti concreti e decreti conseguenti il PNRR, quelle riferite alle prossime e improrogabili scadenze, e alla ripresa del Covid e alla guerra in Ucraina e all’inflazione…

Ma avrei pensato anche alla necessità di portare la legislatura alla sua naturale scadenza, per consentire l’approvazione - prevista per ottobre - di quella piccola riforma. Capisco che la mia possa essere considerata una concezione, come dire?, eccentrica dell’azione pubblica (infatti non sono un Parlamentare della Repubblica), ma penso che o la politica sarà capace di farsi carico della sofferenza di quei 27 bambini e della loro sorte futura, condizionata in profondità dall’esperienza attuale, oppure il suo declino e la sua perdita di senso si riveleranno irreversibili.