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di Maria Novella De Luca

La Repubblica, 30 luglio 2026

Detenzione domiciliare dei tossicodipendenti oggi in carcere, San Patrignano applaude ma Antigone e Forum Droghe lanciano l’allarme: “Il percorso non si riduca a un trasferimento della pena”. Se San Patrignano applaude, Antigone non nasconde scetticismo e Forum Droghe parla di “comunità trasformate in carceri sociali”. La nuova legge approvata dalla Camera sulla detenzione domiciliare dei tossicodipendenti in carcere, divide le associazioni che da sempre si occupano di reclusione, recupero e prevenzione dalle droghe. Anche se sul punto di partenza del disegno di legge del governo - di fatto - la concordia è comune: chi ha commesso reati legati alla tossicodipendenza deve essere curato (e aiutato) fuori dalle mura di un penitenziario.

La domanda però è la seguente: come deve essere seguito chi esce dalla cella in quanto dipendente dalle droghe o dall’alcol? Deve essere “detenuto” in una struttura diversa dalla prigione, ma pur sempre in un regime di reclusione, o essere ammesso a misure realmente alternative al carcere? Sembra un gioco lessicale ma non lo è. A cominciare dai numeri, come sottolinea il presidente di “Antigone” Patrizio Gonnella. Numeri che a conti fatti aprirebbero le porte dei penitenziari a un numero davvero esiguo di detenuti e detenute. “Il ministro della Giustizia ha parlato di oltre 10.000 persone che potrebbero uscire dal carcere. Da dove arrivi questo numero però non è dato saperlo. Il governo ha fatto realmente una ricognizione sulla capacità di accoglienza dell’attuale sistema delle comunità di recupero?”. E con quali fondi verrà concretamente finanziato il progetto? “Il costo medio di una persona in comunità -ragiona Gonnella - è di circa 100 euro al giorno e, al netto della previsione finanziaria di poco meno di 20 milioni di euro, i soggetti beneficiari potrebbero essere meno di 600”.

Dunque un numero ben diverso rispetto agli annunci, sulla falsariga quindi di altri provvedimenti governativi (vedi bonus mamme) che alla fine, paletto dopo paletto, hanno riguardato un numero davvero esiguo di persone. (Dato confermato dal ministro Nordio che ha parlato di 10mila detenuti in un programma pluriennale, ma per il 2026 le risorse sarebbero sufficienti soltanto per 500 persone).

Dalla comunità di San Patrignano fondata da Vincenzo Muccioli - che già ospita molti tossicodipendenti inviati dai tribunali - arriva invece il plauso deciso alla misura del governo: “Confidiamo che tale legge possa aiutare ancora più persone a lasciarsi alle spalle il problema delle dipendenze da droghe e alcool”. Plauso condiviso dalla Fict, Federazione italiana comunità terapeutiche, che riunisce oltre 600 servizi attivi in tutta Italia. “Per noi ogni giorno in più di carcere per una persona tossicodipendente è un giorno di troppo, è un giorno perduto” ha dichiarato il presidente della Fict Luciano Squillaci. “Questa norma - aggiunge - non è uno svuota carceri. Le comunità terapeutiche non sono e non debbono diventare una mera alternativa alla prigione, il percorso deve mantenere la sua natura riabilitativa, non ridursi a un semplice trasferimento della pena”. Appunto. Perché è questo il timore sia di Patrizio Gonnella che di Stefano Vecchio di Forum Droghe: il rischio, avverte Gonnella “di dare luogo a forme di privazione della libertà affidate ai privati”. In pratica delle carceri alternative, seppure sicuramente migliori.

Spiega Stefano Vecchio: “Il vero recupero delle persone tossicodipendenti avviene con le misure alternative al carcere. In diverse forme e anche nelle in comunità. Dove ci sono certamente delle restrizioni, ma sono regole della comunità non del carcere. E dove vengono curate persone con problemi di dipendenza sia detenute che libere, cioè entrate in comunità volontariamente. Parlare invece di “detenzione domiciliare” snatura completamente il carattere terapeutico di questi luoghi, trasformandoli in carceri fuori dal carcere. Un grande, grandissimo errore di prospettiva terapeutica”, conclude Vecchio.