societadellaragione.it, 15 ottobre 2025
È stato presentato ieri, nella sala stampa della Camera dei deputati, il ricorso per conflitto di attribuzione promosso da Riccardo Magi (+Europa) contro il Governo sul cosiddetto “decreto sicurezza”. Il ricorso approderà alla Corte costituzionale il 20 ottobre, che dovrà decidere sull’ammissibilità di un’azione senza precedenti: un singolo parlamentare che contesta al Governo di aver espropriato il Parlamento delle sue funzioni legislative. Al centro della questione c’è la scelta dell’Esecutivo di trasformare in decreto‐legge un disegno di legge già in discussione da oltre un anno, identico nel titolo e nel contenuto. Una “fotocopia” che ha interrotto l’iter parlamentare, annullando di fatto la terza lettura alla Camera e ogni possibilità di confronto o modifica del testo.
“È un salto di qualità negativo nell’abuso dell’articolo 77 della Costituzione” ha dichiarato Magi, “un atto che rappresenta una prevaricazione del Parlamento e delle sue prerogative”. Alla presentazione del ricorso sono intervenuti i costituzionalisti Roberta Calvano e Roberto Zaccaria, che hanno richiamato l’attenzione sull’aspetto inedito e grave della vicenda.
Per Calvano, “la lesione delle prerogative parlamentari proviene da un potere esterno, l’Esecutivo: siamo di fronte a un salto di qualità nell’abuso della decretazione d’urgenza”. Zaccaria ha parlato di un provvedimento “limite per l’equilibrio democratico”, ricordando che si tratta di un vero e proprio “omnibus penale” di 38 articoli e 14 nuovi reati, adottato a colpi di fiducia e privo dei requisiti di straordinaria necessità e urgenza. La vicenda è un banco di prova anche per la Corte costituzionale. Come ha ricordato Magi, “non chiediamo soltanto di dichiarare ammissibile il ricorso, ma di ristabilire un principio: che il Governo non possa usare la decretazione d’urgenza per aggirare il Parlamento”.
Sullo sfondo, un ampio fronte di giuristi e costituzionalisti ha espresso sostegno al ricorso, con un appello firmato da oltre 250 accademici e 10.000 cittadini, a testimoniare la preoccupazione per una deriva che rischia di normalizzare l’esautoramento del Parlamento. In chiusura, l’intervento di Franco Corleone per La Società della Ragione ha riportato il tema alla sua dimensione politica e democratica: “Siamo di fronte a una prova di regime. Si è scelto un decreto d’urgenza non per accelerare, ma per dimostrare che il Governo può fare tutto. È un nodo politico che riguarda la vita stessa della Costituzione e della democrazia”.











