di Emanuele Buzzi e Monica Guerzoni
Corriere della Sera, 11 luglio 2021
Grillo incoraggia Di Maio, l'ira di Conte sul premier. Oggi l'assemblea degli eletti del Movimento 5 Stelle di Camera e Senato. L'ira dell'avvocato sul premier. Quel post sparato a sera da Beppe Grillo in difesa del ministro degli Esteri minacciato di morte dall'Isis, per qualche lungo minuto ha scatenato il panico nel Movimento. "Luigi Di Maio non ti preoccupare - lo ha abbracciato a distanza il fondatore. Sono meno pericolosi dei grillini più agguerriti!". Visto il clima incandescente per lo scontro sulla giustizia, i contiani hanno temuto un altro siluro contro l'ex premier. Ma dall'entourage del comico è arrivata la rassicurazione che no, era solo "una battuta nello stile di Grillo". La tensione resta altissima, i 5 Stelle sono al tutti contro tutti. Lo scontro tempestoso sulla prescrizione - ministri da una parte e Conte dall'altra e poi la telefonata risolutiva di Draghi a Grillo - ha complicato il lavoro dei sette "saggi", che da giorni si confrontano in videocall per conciliare i "punti fermi" dell'aspirante leader con il ruolo un po' ingombrante del fondatore e garante.
La scissione sembrava a un passo. Finché ieri sera dal tavolo dei mediatori è arrivato un refolo di ottimismo: "C'è stata un'accelerazione e l'accordo è vicino".
Il caos che si è scatenato attorno alla riforma Cartabia della prescrizione avrebbe convinto i vertici del Movimento che non si può andare avanti senza un capo politico, con i gruppi parlamentari sbandati e attraversati dalla tentazione di uscire dalla maggioranza. L'incontro tra i notai delle due parti, in lotta sui punti più controversi del nuovo statuto, avrebbe avuto esito positivo. Di conseguenza Grillo sarebbe pronto a dare il via libera a Conte come capo politico vero e forte, purché l'ex premier accetti di essere affiancato da una segreteria di peso.
Ma lo scontro sulla giustizia ha sollevato un'onda di sospetti, scatenato la base contro i vertici e infiammato gli animi dei parlamentari. Oggi l'assemblea straordinaria chiesta dai contiani e convocata dai capigruppo Crippa e Licheri con l'avallo di Crimi, si aprirà in un'aria da resa dei conti. L'idea di riunire su Zoom deputati e senatori (a poche ore dalla finalissima degli Europei di calcio) ha fatto saltare i nervi a tanti. C'è rabbia, voglia di ribaltare il tavolo. I ministri Di Maio, Patuanelli e D'Incà faticheranno a placare i bollenti spiriti di un'assemblea delusa e spaccata tra grillini e contiani, che registra le reazioni furiose della base. La ministra Dadone ha scritto su Facebook un post sul reddito di cittadinanza ed è stata assalita dalle voci di dissenso. "Uscite dal governo!". "Incoerenti e senza dignità umana, vergognatevi". La deputata Giulia Sarti è netta: "Io non voterò mai la schifezza incostituzionale sulla prescrizione".
E adesso l'enigma è se il M5S andrà avanti in Aula sulla linea governativa di Draghi e Di Maio, o se prevarranno le spinte di Conte, che denuncia l'"anomalia italiana" e vuole tornare alla prescrizione modello Bonafede. A quanto trapela dal suo entourage, il giurista pugliese è ancora irato perché il capo del governo ha telefonato a Grillo.
"Una scorrettezza in un momento così delicato", lamentano i fedelissimi dell'avvocato, che spiegano così il via libera dei ministri pentastellati al ritorno della prescrizione: "Draghi ha minacciato di salire al Quirinale e rimettere il mandato, cosa che ha intimidito i ministri". Questa narrazione dei fatti è stata smentita da fonti di governo eppure dice molto dello stato d'animo con cui i contiani proveranno a cambiare la riforma in Aula: "Sarà battaglia". Ma intanto l'ex premier ieri ha sentito Di Maio e Patuanelli e avrebbe ricucito con i ministri. E c'è anche chi accredita una telefonata con Grillo.
Nel Movimento 5 Stelle un'area parlamentare trasversale spinge per uscire dalla maggioranza, o almeno cambiare l'intera squadra dei ministri che hanno dato il via libera alla riforma Cartabia. Molti si chiedono se incollare i cocci sia davvero possibile e chi ha parlato con Conte assicura che il primo a domandarselo sia lui, lasciato fuori dai contatti tra Draghi e Grillo e, a margine del Consiglio dei ministri di venerdì, criticato sottovoce anche dai ministri.
"Giuseppe sta riflettendo - conferma un senatore -. È normale che si interroghi. Chi può giurare che Grillo non continuerà a dettare la linea ai ministri, anche se il leader sarà lui?". Al Pd sono preoccupati, il segretario Enrico Letta tifa per un chiarimento: "Senza le riforme, innanzitutto quella della giustizia, non ci saranno i soldi del piano europeo".











