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di Giovanni Bianconi


Corriere della Sera, 15 novembre 2020

 

L'ultimo sequestro di droga nel porto di Gioia Tauro risale a dieci giorni fa: 932 chili di cocaina nascosti in un container che portava cozze surgelate dal Cile. È l'ennesima riprova che il coronavirus e le conseguenti restrizioni non fermano i traffici illegali; soprattutto quelli gestiti dalle grandi organizzazioni criminali che in Italia si chiamano Cosa nostra, camorra e 'ndrangheta.

Anzi, le emergenze creano opportunità, senza frenare l'"ordinaria amministrazione" delle cosche. Molti allarmi per l'infiltrazione delle mafie nelle relazioni economiche e finanziarie in tempo di Covid sono già arrivati da investigatori, magistrati e analisti. Ora si aggiunge quello del procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri, che assieme allo studioso Antonio Nicaso ha scritto "di getto e di rabbia" un libro dal titolo più che eloquente: "Ossigeno illegale" (Mondadori, pagg. 156, euro 17), che poi sarebbero la corruzione e le iniezioni di capitali di origine illecita immessi o da immettere nel sistema legale.

Con un doppio effetto: dare fiato (ossigeno, appunto, ma avvelenato oltre che illegale) all'economia in affanno, e al tempo stesso lavare i soldi sporchi accumulati dalle organizzazioni criminali. Le mafie hanno già approfittato dell'emergenza sanitaria durante la prima ondata; sempre nello scalo di Gioia Tauro, per citare uno dei tanti casi rievocati nel libro, a marzo scorso sono stati intercettati 364.200 paia di guanti sterili per uso chirurgico e quasi 10.000 tubi respiratori, provenienti da Malesia e Cina, sottratti alla regolare distribuzione.

Ora le mire sono sull'utilizzo degli stanziamenti per la ripresa, oltre che su imprese ed esercizi che non ce la fanno a sopravvivere e saranno occasione di ottimi affari per chi ha grande disponibilità di denaro liquido. Come nessun altro, e con la necessità di reimpiegarlo. Perché le mafie, come spiegano Gratteri e Nicasio, non si limitano a produrre guadagni; hanno anche bisogno di spendere quei soldi, per metterli a frutto e occultarne la provenienza.

Secondo antichi schemi evolutisi col tempo: "Da quando le entrate sono state arricchite prima dal contrabbando di tabacchi e poi dai sequestri di persona e dal traffico internazionale di stupefacenti, i clan hanno cominciato a reinvestirne i proventi nei circuiti economico-finanziari.

Inizialmente lo hanno fatto in modo artigianale, ricorrendo ai prestanome. Oggi si affidano agli specialisti della "economia canaglia", riciclando il denaro in mille modi, dalla falsa fatturazione agli investimenti finanziari. Sempre più spesso si affidano a professionisti che offrono servizi in cambio di denaro o di altri vantaggi". E le emergenze - dai terremoti (non solo in Sicilia e in Campania, ma su tutto il territorio nazionale) al problema dei rifiuti - hanno sempre rappresentato altrettante occasioni da sfruttare.

Grazie alle collusioni con il mondo imprenditoriale e politico. Le mafie infatti vivono da un lato di consenso sociale, intervenendo nelle zone più depresse con sostegni alla popolazione (con regalie o opportunità di lavoro, nero o illegale ovviamente) sostituendosi allo Stato; e dall'altro di contiguità con le pubbliche amministrazioni, ad ogni livello. Puntualmente asservite o comprate, attraverso il mercato dei voti e la corruzione.

Il racconto di Ossigeno illegale si snoda ripercorrendo decine di episodi noti e meno noti di infiltrazione mafiosa nel mondo della politica, dell'economia e della finanza. E proiettandosi su un possibile scenario futuro: "In un contesto dominato da una crisi senza precedenti, piccole e medie imprese rischiano di diventare un potenziale affare per la criminalità mafiosa a prezzi di saldo".

Un pericolo che non si ferma all'Italia, avvertono Gratteri e Nicaso. Chi nel resto d'Europa mette in guardia dai flussi di aiuti che finirebbero nelle casse della criminalità nostrana, dovrebbe guardare dentro i propri confini. In Germania, da dove è partita qualche preoccupata ironia, 'ndrangheta e Cosa nostra sono approdate da tempo, e così negli altri Paesi dell'Unione. Da noi si sa e se ne parla perché assieme alle mafie c'è l'antimafia, altrove no: "In Italia, la mafia esiste perché ci sono forze di polizia e magistrati che si ostinano a combatterla. In altri Paesi dove a cercarla sono in pochi, si fa fatica a vederla, o a stanarla". Continente avvisato.