sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Riccardo Lo Verso

Il Messaggero, 25 luglio 2026

De Lucia: “Al comando le organizzazioni criminali”. La replica del Guardasigilli: “Frasi di una gravità inaudita”. Carceri colabrodo, dove i mafiosi dettano legge e passano ordini all’esterno. Solo il potere dei boss evita l’esplosione del malcontento nelle strutture sovraffollate. A tracciare un quadro sconfortante è il procuratore di Palermo, Maurizio de Lucia, ad un convegno organizzato da Assostampa Sicilia. Le sue parole provocano la reazione del ministro della giustizia Carlo Nordio. Ne viene fuori un durissimo botta e risposta. “Noi paghiamo il fatto che le carceri non sono più sotto il controllo dello Stato. Vi sono call conference tra chi sta fuori, chi sta dentro e chi è in un altro carcere”, spiega il capo dei pm palermitani.

Recenti indagini hanno svelato che dal penitenziario di Trani, in Puglia, il boss emergente Salvatore Verga ha commissionato la raffica di attentati che negli ultimi mesi ha messo a ferro e fuoco Palermo. Incendi e sventagliate di kalashnikov per convincere commercianti e imprenditori a pagare il pizzo. Nel frattempo Verga gestiva i traffici di droga e comprava armi.

La tensione . Un livello di tensione che preoccupa. “La presidente Giorgia Meloni parla di portare l’esercito a Palermo? L’esercito per me deve fare l’esercito, ha compiti istituzionali diversi da quelli della polizia. Bisogna però anche essere pragmatici, in altri paesi da Parigi a Nizza, ci sono pattuglie operative sul territorio, ma c’è da dire che questo non può essere un alibi. Altrimenti poi finito lo strumento dell’esercito a cosa si passa, ai caschi blu?”, prosegue de Lucia. Di sicuro “la situazione carceraria italiana è complicata, vi è una quantità di persone superiore rispetto a quella che potrebbe contenere una struttura penitenziaria - aggiunge de Lucia - non abbiamo un adeguato sistema di assistenza ai condannati, molti sono tossicodipendenti e non dovrebbero stare in carcere.

Le carceri non esplodono soltanto perché i detenuti non vogliono farle esplodere, il controllo appartiene solo alle organizzazioni criminali che vogliono lasciare le cose per come sono”. L’anno scorso i pm scoprirono che un drappello di detenuti si imponeva con la forza nel penitenziario Giuseppe Lorusso. Il giudice che firmò l’ordinanza di custodia cautelare anche per due agenti della penitenziaria scrisse che i detenuti hanno la “possibilità di consolidare, incrementare e perpetuare la loro posizione di potere all’interno della nuova comunità”.

La risposta - Al procuratore di Palermo replica il ministro Nordio: “È de Lucia che ha perso il controllo di sé stesso. È di una gravità inaudita che un procuratore offenda l’intero corpo della polizia penitenziaria che svolge il proprio dovere con il rischio della vita. Se qualche fenomeno patologico è avvenuto, un magistrato non può estenderlo all’intero territorio nazionale”. “Se non esplodono le carceri è per il senso di responsabilità dei detenuti, non delle organizzazioni criminali”, replica Sergio D’Elia, segretario dell’associazione Nessuno Tocchi Caino.