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di Alessandro Di Matteo

La Stampa, 13 giugno 2022

Il ministro della Salute Speranza sulle procedure per il suicidio assistito del malato marchigiano: “Basta con l’ostruzionismo di strutture del servizio sanitario nazionale”. Il governo non resterà a guardare, Mario non dovrà pagarsi da solo le spese per porre fine alle sofferenze che deve sopportare ormai da 12 anni, quando un incidente stradale lo rese tetraplegico. Se in Parlamento la legge sul fine vita è bloccata in Senato, il ministro Roberto Speranza non intende ignorare la sentenza della Corte Costituzionale che ha riconosciuto la non punibilità di chi aiuta un malato in condizioni irreversibili a morire.

A La Stampa il responsabile della Salute spiega: “Nelle more della non più rinviabile approvazione della legge, compito del governo è tuttavia garantire - d’intesa con le Regioni - l’attuazione della sentenza della Corte Costituzionale del 2019 sul suicidio medicalmente assistito”. Il ministro è netto: “Su questo siamo già intervenuti e continueremo a tenere alta l’attenzione”.

Mario (nome di fantasia per tutelare la privacy dei familiari), aiutato dall’associazione Luca Coscioni, è riuscito nel corso dell’ultimo anno ad ottenere ragione dal tribunale di Ancona, nonostante la resistenza dell’Azienda sanitaria locale delle Marche che si rifiutava di effettuare le verifiche richieste dalla sentenza della Consulta. Per i giudici costituzionali, non è punibile chi aiuta il suicidio di una persona che deve essere tenuta in vita con trattamenti specifici e che sia affetta da una patologia irreversibile, fonte di intollerabili sofferenze, a patto che le condizioni di salute e le modalità di esecuzione siano verificate da una struttura pubblica del servizio sanitario nazionale, previo parere del comitato etico territorialmente competente.

Dopo una battaglia a colpi di denunce e ricorsi al Tribunale, il 9 febbraio il gruppo tecnico multidisciplinare dell’Azienda sanitaria locale ha comunicato la propria relazione “sulla modalità, la metodica e il farmaco” necessari per il suicidio assistito di Mario. Ma, appunto, in assenza di una legge che disciplini la materia, spetta al diretto interessato provvedere alle spese necessarie. Spese che l’Associazione Luca Coscioni stima in cinquemila euro solo per il macchinario che deve iniettare il farmaco al paziente.

Speranza non vuole scavalcare il Parlamento, “in materia di fine vita, è in corso l’iter di discussione parlamentare di una legge attesa da tempo e il governo non può che guardare con rispetto alle posizioni politico-culturali che si manifestano in un confronto così delicato”. Ma, aggiunge, “una volta che la procedura di verifica del rigoroso rispetto di tutte le condizioni individuate dalla Consulta sia stata completata, le strutture del Servizio sanitario nazionale non possono assumere atteggiamenti ostruzionistici”. Tanto meno, secondo il ministro, “è ipotizzabile che i costi siano a carico del paziente che si rivolge, come previsto dalla sentenza della Corte costituzionale, a strutture pubbliche”. Conclude il ministro, “anche su questo aspetto il governo non farà mancare, laddove sia necessario, un tempestivo chiarimento e intervento”.