di Liana Milella
La Repubblica, 18 giugno 2023
Attacco senza precedenti del Guardasigilli ai magistrati dopo le critiche alla sua riforma. “Nostro interlocutore è solo il Csm”. Nordio all’attacco. Contro gli ex colleghi magistrati. A partire dal presidente dell’Anm Giuseppe Santalucia. Con lui ce l’ha tantissimo. Ne contesta persino il ruolo perché si è “permesso” di criticare il suo disegno di legge. Intervistato al Taobuck di Taormina il Guardasigilli dice testualmente: “Se il rappresentante di un sindacato di magistrati, prima che fosse noto il testo del ddl, pronuncia una serie di critiche severissime, per me, in corretto italiano, significa interferenza”. Nordio va oltre quando afferma che “l’interlocutore istituzionale del governo e della politica non è il sindacato, ma il Csm”.
Una delegittimazione gravissima, che nemmeno Berlusconi aveva mai rivolto alle toghe nei più duri momenti di conflitto. Ma oggi, pur di difendere le sue norme, Nordio fa anche questo. Provocando dopo qualche ora la reazione sorpresa del malcapitato Santalucia. Toni soft, e una premessa, l’Anm “da oltre un secolo” rappresenta le toghe. Ma “l’essenza della vita democratica garantisce che l’Anm abbia non solo il diritto ma anche il dovere di prendere la parola per arricchire il dibattito sui temi della giustizia”. Nelle chat dei giudici il mood anti Nordio è assai più acceso... Mentre il ministro attacca pure gli ex, come Grasso e Cafiero De Raho, perché “appena andati in pensione si sono candidati in politica” e non avrebbero dovuto farlo. In punta di modestia, porta a modello se stesso che ha “aspettato cinque anni”.
Pantaloni bianchi, scarpe senza calze e camicia sbottonata con le maniche tirate su, Nordio si vendica della pioggia di critiche che gli sono piovute addosso sul ddl bocciato da giudici e opposizione. Nonché dalla stampa, per via del bavaglio sulle intercettazioni. Ma Nordio, di bavagli, ne vuole mettere molti altri. E le vittime sono le malcapitate toghe. Sulle quali pioverà, come anticipa il vicepremier forzista Antonio Tajani, pure la separazione delle carriere, quando si compirà “il disegno di Berlusconi”.
È un ministro “contro” gli ex colleghi, e non è certo la prima volta. Lo ha fatto spesso in Parlamento, nelle interviste, in ogni occasione pubblica. Ripetendo le stesse cose. Stavolta si dà perfino i voti: “Mi darei anche un 10 per aver fatto innervosire le opposizioni che si sono divise”. E ancora: “Vedere che il maggior partito dell’opposizione si spacca in due per noi è un risultato importante”. Parla dell’abuso d’ufficio, e del fatto che nel Pd i sindaci vogliono la cancellazione e Schlein è contro. È stato pm, ma non crede al mestiere che ha fatto, se afferma che “la lotta alla corruzione non si fa con le armi penali, non ha funzionato e non funzionerà mai, ma con la semplificazione normativa”, tant’è che lui cancella i reati o ne riduce la portata come per il traffico di influenze.
Nordio attacca su tutto. L’interrogatorio prima dell’arresto? “È giusto che una persona venga avvertita prima, così si può difendere, e non dopo quando verrà scarcerata dal tribunale della libertà”, parole in cui è implicita la critica ai colleghi che agiscono con troppa leggerezza. Difende la misura più criticata, il gip collegiale, perché “sei occhi vedono meglio di due” e perché “la custodia cautelare dev’essere l’eccezione”. Peccato che la coperta è corta, i giudici non ci sono, lo dicono i colleghi di tutte le correnti, tant’è che lui ne vuole assumere altri 250, ma i concorsi sono pazzescamente in ritardo.
Dà il meglio di sé quando si butta nella polemica che gli è più cara, quella contro le intercettazioni, “una barbarie che costa 200 milioni l’anno”, “una cifra colossale per inchieste che raggiungono risultati minimi”. Poi cerca di coinvolgere il procuratore nazionale antimafia Gianni Melillo portandolo dalla sua parte sulla storia dell’inadeguatezza delle intercettazioni classiche rispetto ai potentissimi mezzi della criminalità. Peccato che Melillo non abbia mai detto che si debbano cancellare le intercettazioni tradizionali, ma solo che sono necessari sistemi tecnologicamente più moderni. Nordio ripete la frase che già gli è costata una dura polemica in Parlamento, “ma vi pare che la mafia parla al telefono, lo sanno di essere intercettati”. Le inchieste dimostrano il contrario.










