sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

Ristretti Orizzonti, 13 ottobre 2019


Il 23,6% della popolazione detenuta soffre di disturbi del comportamento per uso di sostanze (cannabis e alcool) e il 17,3%, per lo più donne, ha disturbi di ansia e di adattamento. Questo il quadro delineato ieri da Tiziana Valentini, Coordinatrice degli psicologi che operano nelle carceri milanesi dell'Uos Psicologia Settore Penitenziario dell'Ospedale Santi Paolo e Carlo, intervenuta alla prima giornata del corso di formazione promosso da Sesta Opera San Fedele, dedicato al riconoscimento e accompagnamento delle fragilità psichiche negli autori di reato.

Per quanto riguarda l'età, i disturbi mentali sono più frequenti nei detenuti over 70, mentre nei giovani 14-24 anni si registrano per lo più disturbi della personalità che hanno tendenza evolutiva e cronicizzante: al "Beccaria", unico carcere minorile lombardo, ben il 34% dei detenuti sottoposti a valutazione psicologica ha disturbi della condotta.

"L'episodio dell'incarcerazione è la prima causa scatenante un disturbo psicologico - ha spiegato la dottoressa Valentini - ma è importante intervenire con uno sguardo rivolto alle possibili evoluzioni della patologia, considerando i rischi di cronicizzazione".

"È fondamentale che volontari e istituzioni collaborino per rafforzare gli interventi di rieducazione e assistenza degli autori di reato, soprattutto in soggetti fragili", ha spiegato Guido Chiaretti, Presidente di Sesta Opera San Fedele. Nel corso della mattinata è intervenuto anche Pietro Buffa, Direttore del Prap Lombardia, che ha delineato le possibili modalità di intervento di prevenzione del rischio suicidario, intercettando e interpretando i segnali del comportamento "con grande senso di umanità e di passione per l'altro".