di Mario Consani
La Repubblica, 7 gennaio 2024
Oltre 8.700 detenuti per 6.100 posti. E a San Vittore per le detenute solo bagni alla turca Da Canton Mombello a Bollate, tutti gli istituti di pena hanno numeri ben al di sopra della capienza, con problemi legati anche al disagio psichico difficile da curare. Lombardia regione maglia nera in Italia, seconda solo alla Puglia, per il sovraffollamento nelle carceri. Stando ai più recenti dati pubblicati dal ministero della Giustizia, a fine novembre le presenze complessive nelle 18 carceri lombarde erano di 8.733 detenuti, quando la capienza regolare è di 6.174 posti: il tasso medio di occupazione è dunque del 142%, ben oltre la media nazionale che si attesta al 114%, con 60.116 detenuti in tutta Italia per 51.272 posti.
In Lombardia il carcere più sovraffollato è quello di Brescia Canton Mombello con un incredibile 200% di occupazione, in parole povere c’è il doppio delle presenze previste: 371 detenuti per 185 posti. Segue a ruota Busto Arsizio, con 422 ospiti per 240 posti regolamentari e un tasso di occupazione pari al 175%. Un anno fa alla stessa data, in regione c’erano 500 detenuti in meno.
“Sono in aumento arresti e processi per direttissima con adozione anche di misure coercitive per reati da strada”, spiega il presidente del tribunale di Milano, Fabio Roia. “In più c’è l’impossibilità in molti casi - aggiunge la presidente del tribunale di sorveglianza Giovanna Di Rosa - di applicare misure come gli arresti domiciliari a chi è privo di un’abitazione”. “Il sovraffollamento è certamente il primo problema - conferma l’avvocata Valentina Alberta, presidente dei penalisti milanesi - siamo tornati ai livelli di una decina di anni fa. E in quelle condizioni, all’epoca la Corte costituzionale depositò una decisione importante sull’eventualità di un differimento della pena nei casi in cui i penitenziari non garantissero condizioni umane di detenzione”.
“Questo sovraffollamento unito all’applicazione della circolare che limita la possibilità di celle “aperte” per consentire ai detenuti di muoversi sul piano, aumenta le ore di permanenza in spazi ridotti e determina l’incremento di gesti violenti o autolesionisti, come dei tentativi di suicidio”, sostiene il garante per i diritti delle persone private della libertà del comune di Milano, Francesco Maisto. “È una situazione stigmatizzata già anni fa dalla Corte europea dei diritti umani e che portò alla condanna dell’Italia perché venne qualificata come tortura, cioè trattamento inumano e degradante. E ai tempi furono approntati provvedimenti legislativi e amministrativi per ridurre il sovraffollamento”.
Carceri in Lombardia, i numeri dei detenuti in cella - A Milano nella casa circondariale di San Vittore i detenuti, che potrebbero essere al massimo 749, a fine novembre erano invece 1.123 (tasso di affollamento: 150%), dei quali ben 685 stranieri, oltre la metà. Ma non va meglio in strutture più piccole, Varese per esempio, con 91 presenze per 53 posti regolamentari e affollamento al 171%. E se persino il carcere di Bollate, da sempre considerato “modello” nel disastrato panorama italiano, ospita un’ottantina di detenuti in più rispetto ai 1.267 previsti, in regione stando ai dati del ministero c’è un solo carcere non strapieno: quello di Voghera, dove i detenuti sono 340 e ci sarebbe persino un posto libero.
Il sovraffollamento generalizzato degli istituti carcerari non fa che accentuare, naturalmente, le conseguenze di altre difficoltà ormai quasi strutturali. In primo luogo la presenza sempre più elevata nelle celle, come sottolineato più volte dal garante Maisto, di detenuti con problemi psicologici o psichiatrici di vario livello, anche non diagnosticati.
“Il detenuto che si è impiccato a San Vittore il 7 dicembre mentre nella rotonda andava in onda la prima della Scala, era entrato in carcere appena due giorni prima”, ricorda la presidente Di Rosa. “In quel caso i problemi psichiatrici erano anche già emersi, ma l’uomo era stato portato in carcere dopo l’arresto com’è normale. Bisognerà pensare a una struttura sanitaria dove persone con quel tipo di situazioni possano essere ospitate dopo un arresto senza dover entrare necessariamente in cella”, riflette il magistrato.
E poi c’è anche da tener conto che la popolazione carceraria diventa sempre più giovane: a San Vittore gli stranieri, per lo più sotto i trent’anni, sono ormai la maggioranza dei detenuti. “E molti di loro soffrono un disagio psicologico da stress - ricorda Di Rosa - perché sono immigrati che provengono dai campi di prigionia libici dove hanno sopportato di tutto”.
Sovraffollamento delle carceri, le possibili soluzioni alternative - Soluzioni per il fenomeno delle celle strapiene al momento però non se ne vedono, anche se il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha più volte accennato alla possibilità di recuperare caserme dismesse (a Milano sarebbero almeno due) da riadattare a carceri. Ma anche se andranno in porto, quei progetti avranno tempi necessariamente lunghi. “Sotto questo aspetto non abbiamo alcuna nuova comunicazione”, conferma Di Rosa. E allora per i penalisti milanesi, se la prospettiva di un differimento delle pene nelle carceri dove c’è il tutto esaurito non venisse presa in considerazione, a livello politico la soluzione a questa emergenza non può che essere una sola. “Un provvedimento di clemenza generalizzata, del resto già auspicato dieci anni fa in un contesto analogo dal presidente della Repubblica - ricorda Alberta - che solo può far rientrare l’Italia nella legalità rispetto ai parametri costituzionali”.
San Vittore, per le 80 detenute della sezione femminile solo bagni alla turca - Solo posti in piedi nei bagni per le donne. Nel carcere di San Vittore, dove un’ottantina sono le detenute, i gabinetti hanno tutti le “turche” normalmente riservate agli uomini. Classici servizi igienici sui quali sedersi, nemmeno uno. “È proprio per l’effetto del sovraffollamento che si ripercuote anche nella sezione femminile - denuncia il garante dei detenuti Francesco Maisto - che non è possibile, almeno secondo quanto afferma l’amministrazione penitenziaria, effettuare la messa a norma dei servizi igienici. Non si può fare sfollamento delle presenze e quindi nemmeno avviare i lavori per la rimozione delle “turche” e l’applicazione dei servizi igienici ordinari”. Una situazione assurda che si trascina da anni. Anche il sindaco Beppe Sala, quando visitò un anno fa la casa circondariale di piazza Filangieri, denunciò condizioni di detenzione “indegne” nella struttura e fece riferimento, fra l’altro, anche al problema delle “turche”. Ma nemmeno quell’appello è servito a qualcosa. E sempre tra gli effetti inevitabili del sovraffollamento, conclude il garante Maisto, “ci sono i riflessi sulla situazione igienico sanitaria generale ma anche sull’igiene personale. Si pensi alla riduzione dell’accesso ai servizi sanitari interni, per altro rimasti da anni immutati nel numero degli addetti e comunque sotto organico. Ma si consideri, sempre a causa dell’aumento delle presenze, anche la riduzione del numero di accessi alle docce”.










