di Federica Pacella
Il Giorno, 7 ottobre 2026
La relazione del Garante nazionale: in Lombardia la percentuale più alta di gesti estremi. “Urgente ridurre il numero dei detenuti e investire sull’esecuzione penale esterna”. Sette suicidi su 22 morti in carcere. Numeri che vedono la Lombardia tra le regioni più critiche, ma che non sorprendono, vista la cronicità delle problematiche, a partire dal sovraffollamento. A mettere in fila i numeri è il report dell’Osservatorio penitenziario del Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà, che ha preso in esame l’andamento della mortalità e degli eventi critici dall’1 gennaio al 31 agosto 2026 (a firmarlo, Irma Conti, membro del collegio, e Giovanni Suriano, responsabile ambito penale).
Partendo dai dati, nei primi otto mesi dell’anno in tutta Italia sono stati 49 suicidi, di cui 7 in Lombardia, il 14% del totale ed il numero più elevato tra le regioni. Due quelli avvenuti a San Vittore (Milano), uno a Bergamo, Brescia Nerio Fischione, Como, Cremona e Busto Arsizio. Restano anche 4 decessi per cause da accertare (37 in Italia) di cui 2 a Cremona, uno a Bollate ed uno a Pavia. Le morti per suicidio negli istituti lombardi riflettono il quadro nazionale: la totalità è maschile (93,88% in Italia) con nazionalità italiana (5 su 7), anche se il rapporto sul totale di detenuti italiani e stranieri è abbondantemente a sfavore di questi ultimi.
In tutti i casi, queste morti sono avvenute in carceri sovraffollate. La connessione causale diretta non è individuabile, ma “le conseguenze che questa compressione comporta in termini di spazi vitali, accesso ai servizi, possibilità di svolgere attività trattamentali e condizioni igienico-sanitarie, sono elementi anche nella considerazione del quadro delle ampie vicende suicidarie”.
Si tratta di un gesto che rappresenta spesso, infatti, la manifestazione di un profondo disagio emotivo (nel caso del detenuto lombardo, si registra come motivazione addirittura una forma di protesta). “Considerando lo scopo riabilitativo della detenzione sancito dalla Costituzione - spiega il rapporto - gli istituti dovrebbero offrire condizioni abitative e opportunità che favoriscono il percorso di reinserimento sociale delle persone detenute”. Inoltre, “è importante sottolineare l’urgenza di una riduzione del numero delle stesse persone per far fronte al problema del sovraffollamento, nonché investimenti sull’esecuzione penale esterna, e prospettive sociali di reinserimento”.
Negli istituti lombardi dove i detenuti si sono tolti la vita, si sono registrati in un anno anche 131 tentativi di suicidio, 1.341 atti di autolesionismo (di cui 785 a San Vittore, 140 a Brescia Nerio Fischione, 210 a Cremona), 276 proteste o scioperi della fame o della sete. Questi eventi si rilevano anche negli altri istituti: 21 i tentativi di suicidio da gennaio ad agosto a Monza, 104 gli atti di autolesionismo in questa struttura; mentre Bollate è tra i primi 30 istituti per proteste e scioperi di fame e sete con 73 episodi, insieme a Monza con 63, Opera con 61, Cremona con 60, Milano ‘San Vittore’ con 57, Bergamo con 51, Pavia con 49 e Busto Arsizio con 47.









