dire.it, 12 novembre 2020
"Al 31 ottobre, San Vittore ha un affollamento al 122%, con 926 presenti su 756 posti di capienza. Il carcere di Bergamo arriva al 157% di sovraffollamento, quello di Canton Mombello a Brescia addirittura al 189%". Sono dati riportati da Valeria Verdolini, presidente di Antigone Lombardia.
Con la seconda ondata di contagi, la situazione nelle carceri rischia di tornare ad aggravarsi. In Lombardia, regione più colpita, gli istituti penitenziari si stanno attrezzando per rispondere alla sfida posta dal virus. Nonostante questo, alcuni problemi strutturali rischiano di complicare questi sforzi.
"Al 31 ottobre, San Vittore ha un affollamento al 122%, con 926 presenti su 756 posti di capienza. Il carcere di Bergamo arriva al 157% di sovraffollamento, quello di Canton Mombello a Brescia addirittura al 189%". Sono dati riportati da Valeria Verdolini, la presidente di Antigone Lombardia raggiunta dalla 'Dirè, a partire dalla mappatura recentemente pubblicata sul sito dell'associazione, in cui si resoconta sullo stato dei contagi e sulle misure che le direzioni stanno adottando per contrastarli. Il quadro non è certo roseo.
Ad esempio, nelle città nel pieno del contagio, dove gli ospedali sono in grande difficoltà, le strutture sono sovraffollate. "Il carcere di Monza ha un affollamento del 146%, quello di Como del 152,5%, quello di Varese del 128,3%", spiega Verdolini.
Ma cosa è successo tra la prima e la seconda ondata? "A marzo il carcere è riuscito a contenere la diffusione del contagio. In parte per l'adozione repentina di misure emergenziali anche per le carceri, in parte perché la diffusione era più concentrata in alcune aree", continua Verdolini.
"Oggi invece, così come vediamo un rallentamento nell'adozione di provvedimenti efficaci per chi sta 'fuori', anche nel carcere l'esperienza precedente ha un peso. Eppure le urgenze non cambiano". Come mai le stesse criticità si stanno riproponendo? Per Verdolini, "a fronte di numeri più alti di marzo nei contagi, la spinta sull'adozione di misure straordinarie è minore. A marzo la situazione delle carceri fu analizzata nel Dpcm, in questi ultimi provvedimenti invece non c'è traccia dei penitenziari, se non con la riduzione delle visite".
Secondo la referente regionale di Antigone, pero', nelle carceri lombarde si stanno facendo passi importanti nella gestione. "Le strutture che hanno numeri bassi sono riuscite a far passare il messaggio di mantenere la mascherina in cella. Serve però un approvvigionamento costante di dpi. In alcune strutture è successo che venissero distribuite ad esempio due mascherine alla settimana ad ogni detenuto. È un inizio, ma dovrebbe diventare norma essendo uno degli strumenti che riduce il contagio".
Dal punto di vista gestionale, San Vittore e Bollate sono diventati hub di raccolta dei contagiati positivi, all'interno di un piano che prevede misure di ampliamento a scalare, coinvolgendo altre strutture in caso di aumento dei contagiati. "Il piano emergenziale messo in campo dalla Regione è interessante, può avere potenzialità, la preoccupazione è sui numeri", commenta Verdolini. "Gli strumenti che ha il carcere per ridurre il contagio sono l'isolamento e la riduzione degli spazi di socialità. È chiaro che queste misure adottate all'esterno hanno un peso, all'interno di una struttura chiusa come carcere rischiano di essere quasi una doppia pena".
Come provare a risolvere la situazione? "Serve una riflessione sulla possibilità di ridurre le presenze. Serve una politica penale, oltre che penitenziaria, per la gestione del coronavirus". Si parla dunque del ruolo della magistratura di sorveglianza e di quella giudicante. "Si può comprendere una forma di sovraffollamento temporaneo per motivi di salute, ma per affrontare la pandemia in carcere serve da tutti una presa in carico maggiore".
Le persone, argomenta Verdolini, "arrivano in carcere dopo un percorso, quei numeri non sono un prodotto casuale, ma il frutto di una politica penale". Le risposte vanno concertate tra tutti i pezzi, nell'ottica generale di ridurre il rischio di contagiare quelli dentro, che siano agenti o carcerati. "Ci sono una serie di strumenti possibili che non intaccano l'equilibrio della politica penale, come il differimento della pena, che possono incidere molto in questo momento sulle condizioni di vita dei detenuti".
Ad ogni modo, termina Verdolini, "noi condividiamo le misure adottate dalle amministrazioni penitenziarie, ma la preoccupazione dettata dal contesto di sovraffollamento è che le misure adottate richiedono spazio per poterle mettere in pratica, spazio che già non è molto ampio. Serve soprattutto spazio per poter isolare i detenuti 'sospetti positivi' dagli altri. Creare questo spazio, come si sta facendo ad esempio a San Vittore, significa però ridurlo per i detenuti".










