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di Stiben Mesa Paniagua

milanotoday.it, 5 giugno 2022

Dopo il doppio suicidio a San Vittore, si parla ancora di carceri: a Cremona 80 persone sono state evacuate dopo una protesta incendiaria.

Circa 80 detenuti sono stati evacuati da due reparti del carcere di Cremona a causa di focolai appiccati in alcune celle. “Verso le ore 22 di venerdì, alcuni detenuti della Casa Circondariale di Cremona, sembra per protestare a causa della mancata somministrazione di uno psicofarmaco, hanno appiccato il fuoco alle rispettive celle. Le fiamme si sono propagate coinvolgendo due sezioni detentive su due piani del fabbricato, il secondo e il terzo, e rendendo necessaria l’evacuazione di circa ottanta ristretti, che sono stati condotti ai passeggi. I vigili del fuoco, intervenuti a supporto della Polizia penitenziaria, avrebbero impiegato alcune ore per domare l’incendio. Il carcere è presidiato all’esterno dalle forze dell’ordine”. Lo riferisce Gennarino De Fazio, segretario generale della Uilpa polizia penitenziaria.

I suicidi a San Vittore - Proprio venerdì è emersa la notizia che a San Vittore due giovani detenuti, uno di 24 anni e uno di 21, si sono tolti la vita in pochi giorni nel settimo reparto della casa circondariale. A rivelarlo è stato l’Osservatorio carcere e territorio, di cui fa parte anche Caritas Ambrosiana, che sottolinea la crescente presenza nell’istituto milanese di persone affette da disturbi mentali. I Rems, le strutture sanitarie dedicate a queste persone, hanno infatti lunghe liste d’attesa. Uno dei due giovani, il 21enne che si è tolto la vita giovedì 2 giugno, era proprio in attesa del trasferimento in un Rems, e nelle settimane precedenti aveva già tentato due volte il suicidio. L’altro, il 24enne, si è invece tolto la vita nella notte di giovedì 26 maggio. Secondo l’Osservatorio, l’intervento di supporto psichiatrico in carcere “è totalmente insufficiente” perché i servizi per la salute mentale “non riescono a garantire continuità terapeutica”.

L’Osservatorio ‘salva’ i centri diurni attivi all’interno degli istituti penitenziari, ma sarà difficile evitare questo tipo di tragedie “senza un’effettiva collaborazione con i servizi pubblici” che si occupano di salute mentale e “senza un potenziamento degli interventi di sanità all’interno degli istituti”, con più psicologi e psichiatri. Nelle carceri italiane, nei primi mesi del 2022 si sono tolte la vita quasi 30 persone, rispetto alle 54 del 2021 e alle oltre 60 del 2020. Numeri che potrebbero non essere precisi, perché a volte la morte in carcere non è facile da attribuire a questa o quella causa.

L’inferno delle carceri - Dopo l’episodio nel carcere di Cremona, De Fazio sostiene che “nelle carceri da troppo tempo si vive l’inferno, talvolta, come nel caso di Cremona, non solo metaforico. Cambiano i capi del Dap, tre in due anni, ma non muta la disfatta dello Stato, che resta inerme di fronte allo sfacelo più totale. È evidente, come abbiamo sottolineato più volte, che la grave disfunzionalità del sistema non possa essere affrontata solo per via amministrativa, ma che occorrano gli interventi della politica, del ministero della Giustizia e del Governo”, aggiunge il sindacalista.

“Ripetutamente abbiamo segnalato le gravissime criticità del carcere cremonese, che assomma a quelle comuni alla quasi totalità degli istituti penitenziari del Paese alcune difficoltà particolari, come quelle che derivano dal non avere assegnato un Comandante della polizia penitenziaria titolare da circa tre anni e da una gestione complessiva che si caratterizza per continui disordini”, spiega ancora De Fazio. “Quanto sta avvenendo in queste ore, sperando che si debba fare la conta di danni solo materiali, conferma che la grave emergenza penitenziaria è ancora in atto e che dalle rivolte e dai tredici morti del marzo 2020 la situazione non è affatto cambiata. Più che le parole, le declamazioni di principio e le passerelle, alla ministra della Giustizia, Marta Cartabia, e al presidente del Consiglio, Mario Draghi, chiediamo fatti concreti, quale l’emanazione di un decreto-legge che affronti l’emergenza e crei le precondizioni per una riforma complessiva che ripensi il sistema d’esecuzione penale, rifondi il Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria e reingegnerizzi il Corpo di polizia penitenziaria”. conclude.