wikimilano.it, 17 dicembre 2025
Il tema delle carceri torna al centro del confronto politico lombardo. Dopo le dichiarazioni del sindaco di Milano Giuseppe Sala sulle condizioni critiche del carcere di San Vittore, arriva la posizione del presidente di Regione Lombardia Attilio Fontana, che invoca una riforma strutturale dell’intero sistema penitenziario. A margine della seduta del Consiglio regionale a Palazzo Pirelli, Fontana ha chiarito che il problema non riguarda solo la collocazione di singoli istituti. Secondo il governatore, è necessario ripensare complessivamente il modello delle carceri italiane, puntando alla realizzazione di nuove strutture con un’impostazione radicalmente diversa rispetto al passato.
Il lavoro come pilastro del carcere del futuro - Al centro della proposta sostenuta dalla Regione Lombardia c’è il lavoro come elemento fondante della detenzione. Fontana ha sottolineato l’importanza di garantire a tutti i detenuti la possibilità di lavorare e di acquisire competenze professionali durante il periodo di reclusione. Un percorso che, nelle intenzioni, dovrebbe favorire lo sviluppo personale e preparare concretamente al reinserimento nella società.
Ridurre la recidiva e favorire il reinserimento sociale - Secondo il presidente lombardo, investire su formazione e occupazione in carcere è la chiave per ridurre il rischio di recidiva. Offrire competenze spendibili anche dopo la detenzione consentirebbe alle persone di proseguire un’attività lavorativa una volta tornate in libertà, allontanandole dal circuito dell’illegalità. Un approccio che Fontana definisce coerente con i principi della Costituzione.
Sovraffollamento, una criticità nazionale - Accanto alla necessità di nuove strutture e di un cambio di paradigma, Fontana evidenzia un problema ormai cronico: il sovraffollamento carcerario. La maggior parte degli istituti italiani, osserva, necessita di interventi urgenti proprio per ridurre il numero degli occupanti e migliorare condizioni di vita e sicurezza. Per il governatore lombardo, dunque, la discussione non può limitarsi al destino del carcere di San Vittore. Serve una visione più ampia, capace di affrontare in modo sistemico le fragilità del sistema penitenziario italiano e di costruire un modello orientato alla dignità, al lavoro e al reinserimento sociale.










