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di Viola Duroni

La Repubblica, 19 maggio 2026

I carcerati iscritti agli atenei lombardi sono 201, i tutor volontari che li supportano 230. Lusiani (Statale): “Il diritto allo studio non si perde dietro le sbarre”. In un anno, 227 esami universitari. Tradotto: più di un esame ogni due giorni. È il risultato da record raggiunto nel 2025 dagli studenti detenuti o in misura alternativa nelle principali carceri lombarde, tra cui Bollate, Opera, Voghera, Pavia e Monza. Numeri che raccontano una realtà universitaria poco visibile ma in costante crescita: gli studenti iscritti oggi sono 201, con 72 nuove iscrizioni dall’anno accademico 2024/2025. Di questi, ben 58 si trovano a Bollate. La maggior parte frequenta in regime di media sicurezza (104), ma non mancano studenti in alta sicurezza (47) e anche cinque detenuti al 41-bis.

“Tutti i giorni portiamo l’università in carcere. E insieme all’università portiamo anche i docenti, che si recano negli istituti penitenziari per far sostenere gli esami ai loro studenti detenuti”, spiega Caterina Lusiani, tra le responsabili del progetto carcere dell’Università degli Studi di Milano, nato nel 2015 e che da allora ha permesso a centinaia di detenuti di esercitare un diritto fondamentale: quello allo studio. Un diritto tutelato dalla Costituzione e che, come ricorda Lusiani, “non si perde entrando in carcere, a differenza di molti altri”.

Dietro questi numeri c’è una rete altrettanto ampia di volontari. Sono 230 i tutor che nel 2025 hanno seguito gli studenti detenuti accompagnandoli nello studio. Un salto enorme se si pensa che durante il periodo del Covid i tutor attivi erano appena una decina. “Il nostro obiettivo è garantire almeno un tutor per ogni studente detenuto”, continua Lusiani. Un impegno che non è solo organizzativo ma anche simbolico: “Rappresentano la concretezza del diritto allo studio: senza di loro quel diritto rischierebbe di restare soltanto formale”. E negli ultimi anni l’attenzione si è estesa anche agli istituti più periferici “nei quali abbiamo investito molto, come quello di Voghera, che conta ben 26 iscritti”.

Colpisce che molti dei 227 esami sostenuti nel 2025 provengano da corsi di laurea legati al diritto, in particolare Scienze dei servizi giuridici e Giurisprudenza. “È una decisione consapevole degli studenti. L’affinità con i contesti giuridici porta a voler approfondire aspetti che fanno parte della loro esperienza quotidiana”. Tra loro anche lo studente che ha accumulato più crediti nell’ultimo anno, ben 87, iscritto a Giurisprudenza nel carcere di Opera. Tra i corsi più scelti anche Filosofia e soprattutto Comunicazione. “È un percorso che rappresenta sempre di più il futuro di molte professioni e che cresce rapidamente anche tra gli studenti detenuti”, osserva Lusiani. Nel panorama nazionale, la Lombardia e il progetto carcere della Statale di Milano sembrano confermare il primato degli anni scorsi. A stabilirlo saranno i dati annuali della Conferenza nazionale dei poli universitari penitenziari (Cnupp), anche se i numeri degli esami sostenuti indicano una direzione chiara. Già lo scorso novembre, la rettrice Marina Brambilla ricordava come il progetto “ci abbia regalato un primato nazionale che ci rende davvero orgogliosi”.