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di Federica Pacella

Il Giorno, 7 gennaio 2026

A Pavia tre detenuti si sono tolti la vita, il triste record regionale (dove in totale sono stati 14). Solo Bollate e Voghera sono in regola dal punto di vista della capienza. Quattordici suicidi negli istituti penitenziari lombardi in un anno, più di uno al mese: drammi che hanno interessato quasi tutte le province. Una conta tragica, quella aggiornata dalle Camere Penali, che hanno pubblicato il triste elenco con 80 suicidi in tutta Italia, di cui, appunto, 14 in Lombardia. Sono stati coinvolti quasi tutti gli istituti lombardi: Vigevano, Cremona, Mantova, Bergamo, Milano San Vittore, Monza, Brescia, Busto Arsizio, Como con uno, Milano Bollate con due, Pavia con tre.

È sempre difficile dare un nome alle cause che portano una persona in stato di detenzione a togliersi la vita, ma è ormai riconosciuto che il sovraffollamento è un terreno fertile per il deteriorarsi di situazioni di malessere che possono poi portare ai gesti estremi. E le carceri lombarde, come quelle italiane, soffrono ormai da tempo di un sovraffollamento cronico e drammatico. “Il carcere italiano è ormai ridotto a un contenitore di corpi - denuncia Patrizio Gonnella, presidente di Antigone, che ha fatto un bilancio del 2025 - e ha abdicato alla funzione di reinserimento sociale prevista dalla Costituzione”.

A livello nazionale, mancano all’appello quasi 18mila posti rispetto alle presenze effettive, con un tasso nazionale di affollamento pari al 138,5%. In alcune carceri lombarde si toccano livelli che ricordano le condizioni che portarono l’Italia alla condanna della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo: secondo i dati di sovraffollamentocarcerario.it, che rielabora i numeri del Ministero della Giustizia, al 25 dicembre a Vigevano il tasso è del 236%, a Milano San Vittore del 234%, a Brescia “Nerio Fischione” (ex Canton Mombello) del 212%, a Busto Arsizio del 205%.

Sopra il tasso nazionale medio di sovraffollamento, anche Brescia Verziano, Lodi, Opera, Pavia, Monza, Varese, Como, Bergamo, Mantova, Sondrio, Cremona. Dalle visite effettuate dall’Osservatorio di Antigone in Lombardia, tra dicembre 2024 e gennaio 2026, emerge che il lavoro, fondamentale per il reinserimento in società, è ancora un miraggio per molti: in media, solo il 19,88% delle persone lavora negli istituti lombardi, mentre la percentuale scende a poco più del 7% quando si parla di lavoro per datori esterni.

“È sempre doloroso tirare le somme di un altro anno di carcere in Italia ma - prosegue Gonnella - il bilancio di fine 2025 è forse il più cupo degli ultimi anni. Perché restituisce l’immagine di un sistema penitenziario che è sempre più in crisi, con tensioni in costante crescita e un silenzio assordante da parte delle istituzioni che rifiutano qualsiasi ipotesi di riforma e qualsiasi intervento che permetterebbe di alleggerire il peso delle carceri, a beneficio delle persone detenute, che vivono ammassate l’una sull’altra e degli operatori che, già sotto organico, denunciano un pesante e crescente stress lavorativo”.