di Liana Milella
La Repubblica, 1 febbraio 2020
Alle spalle c'è l'anno nero della magistratura, lo squasso del caso Palamara. Le trattative notturne tra toghe del Csm e politica per le nomine. Di fronte ci sono quelle stesse nomine, a cominciare dai vertici delle procure di Roma e di Perugia (che indaga sulla capitale) ancora da fare, anche se il vice presidente del Csm David Ermini le promette "al più presto" e dice "nonostante la bufera il Csm si è rialzato".
E c'è lo scontro, che non ha eguali, sulla prescrizione: magistrati contro il governo giallorosso ("nessuna mediazione" sulla punizione disciplinare per i ritardi, promette il presidente dell'Anm Luca Poniz); avvocati scatenati contro il Guardasigilli Alfonso Bonafede e contro i giudici.
In questo eccezionale, e mai visto, "tutti contro tutti" cadono le tradizionali cerimonie d'apertura dell'anno giudiziario. Ieri a Roma in Cassazione, oggi nei 26 distretti di corte d'appello (occhi puntati su Milano per l'altolà degli avvocati contro Piercamillo Davigo inviato del Csm). Pomo della discordia è sempre la prescrizione "corta" (stop dopo il primo grado) del ministro della Giustizia Bonafede, che la definisce "una conquista di civiltà".
Anche dopo l'allarme del primo presidente della Cassazione Giovanni Mammone che calcola in 20-25mila i processi in più che precipiterebbero su piazza Cavour. In positivo c'è solo la consapevolezza condivisa che "non dovranno più verificarsi casi come quello di Palamara", come dice il procuratore generale Giovanni Salvi che sulle toghe sotto inchiesta aggiunge: "Dal mercimonio dei magistrati deriva un danno incalcolabile".
Anche se la scure disciplinare è pronta (156 casi l'anno scorso, il 34,5% in più del 2018). Il presidente Sergio Mattarella è in platea. Applaude raramente. C'è il premier Conte che arriva trafelato da palazzo Chigi. Le prime due donne al vertice della Consulta Marta Cartabia e dell'Avvocatura dello Stato Gabriella Palmieri. Aula magna vietata, mai accaduto nella storia delle inaugurazioni, ai giornalisti.
Si parte con Mammone, ed è subito scontro sulla prescrizione. Perché il blocco "prolungherà la durata dei processi e procurerà ulteriore carico per la struttura giudiziaria". Servono "misure acceleratorie" per tutte le fasi del processo. Ai suoi dubbi si aggiungono quelli del Pg Salvi che definisce la prescrizione "un istituto di garanzia correlato all'inerzia dei pubblici poteri e alle loro inefficienze, a presidio del diritto all'oblio".
Bonafede insiste sulla "norma di civiltà", ma non si sottrae al confronto. Sul quale piove anche l'altolà serale di Giuliano Pisapia: "Eliminare la prescrizione è un gravissimo attacco al sistema della giustizia del nostro Paese".










