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di Monica Ricci Sargentini

Corriere della Sera, 23 giugno 2022

L’Iran ha eseguito la condanna a morte di più di 100 persone nei primi tre mesi del 2022, tra cui molti detenuti appartenenti a minoranze etniche, secondo un rapporto del Segretario generale delle Nazioni Unite presentato ieri. Circa 260 persone sono state messe a morte nel 2020 e almeno 310 l’anno scorso, ha detto la vice Alta commissaria per i diritti umani dell’Onu, Nada Al Nashif, presentando l’ultimo rapporto di Antonio Guterres sull’Iran al Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite. “La pena capitale continua ad essere decisa per crimini che non rientrano tra i più gravi e questo viola le norme internazionali per un processo equo” ha spiegato Nada Al-Nashif.

A marzo sono stati 52 i detenuti accusati di traffico di droga trasferiti nella prigione di Shiraz per essere messe a morte. Un altro punto dolente sono le esecuzioni di giovani: tra agosto 2021 e marzo 2022 almeno due minorenni sono finiti sul patibolo e più di 85 sono nel braccio della morte. Ma c’è una buona notizia: “Lo scorso febbraio la Corte Suprema ha annullato la condanna alla pena capitale di un ragazzo che aveva già passato 10 anni in carce e questo è un passo avanti” ha fatto notare Al Nashif.

L’Alta Commissaria ha anche denunciato l’utilizzo eccessivo della forza nelle manifestazioni di protesta. “Tra aprile e maggio almeno 55 individui - tra cui insegnanti, avvocati, studenti universitari - sono stati arrestati solo per essere scesi in piazza”. Il rapporto ha irritato Teheran che lo ha definito “ingiusto, fazioso e politicamente motivato”. “Il documento “non è basato sulla realtà dei rispettati diritti umani e non c’è stato un consenso degli Stati membri per questa risoluzione. Le critiche dell’Onu si basano principalmente su infondate accuse di gruppi terroristici” ha detto il portavoce del ministero degli Esteri di Teheran.