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di Marta Serafini


Corriere della Sera, 4 agosto 2019

 

Un rapporto delle Nazioni Unite sottolinea come 30 mila miliziani dell'Isis siano ancora vivi. A preoccupare l'accesso ai fondi e la capacità di reclutamento. Nuovi possibili attacchi dell'Isis entro la fine dell'anno in Europa. L'allerta arriva dalle Nazioni Unite. In un rapporto redatto sulla base delle informazioni fornite dalle agenzie di intelligence degli Stati membri viene sottolineato come ad essere particolarmente vulnerabili siano i Paesi europei.

A preoccupare sono 30.000 ex foreign fighters, che potrebbero essere ancora vivi. "Le loro prospettive future saranno di interesse internazionale per il prossimo futuro", afferma il rapporto. In particolare l'attenzione è focalizzata sui 5-6.000 combattenti stranieri che sono partiti dall'Europa verso Iraq e Siria. Di questi, il 75% si è unito all'Isis. Un terzo di questi è morto, mentre il 15% è detenuto nella regione, con il 40 per cento che ha fatto rientro negli Stati di origine. "Alcuni potrebbero unirsi ad al-Qaeda o ad altri gruppi jihadisti. Alcuni diventeranno leader o reclutatori", si legge.

Secondo il Palazzo di Vetro, sebbene il Califfato abbia cessato fisicamente di esistere e gli attacchi in Europa siano diminuiti rispetto al 2015 e 2016, restano in essere tutti gli elementi in grado di alimentare il Califfato virtuale. In testa la radicalizzazione nelle prigioni dove "detenuti colpiti da povertà, emarginazione, frustrazione, scarsa autostima e violenza" diventano facilmente reclutabili. Altro problema la gestione dei returnees, gli ex miliziani partiti dall'Europa e ora catturati in Siria e in Iraq, per i quali gli Stati europei fin qui non hanno adottato una linea comune, preferendo lasciarli nelle mani delle forze curdo siriane. Inoltre i programmi di deradicalizzazione messi in atto "non si sono dimostrati pienamente efficaci", osserva il rapporto.

Ad alimentare il Califfato virtuale, anche il denaro rimasto che potrebbe essere reinvestito nella propaganda. Secondo l'Onu l'Isis ha ancora a disposizione tra i 50 e i 300 milioni di dollari. "Quando avrà il tempo e lo spazio per reinvestire in una capacità operativa esterna, Isis potrebbe condurre nuovi attacchi. Il calo degli attentati, pertanto, potrebbe non durare a lungo, forse nemmeno fino alla fine del 2019", avvisano gli esperti.

Si stima anche che l'Isis "sia in grado di dirigere fondi sia all'interno della zona di conflitto centrale che a livello globale verso le affiliate nella sua rete. Secondo quanto riferito, i jihadisti mantengono l'accesso a denaro nascosto in Iraq, in Siria e nei paesi vicini o custodito da soci di fiducia. Le loro riserve finanziarie sono anche investite in imprese in Iraq, Siria e altrove".

Le pressioni militari sull'Isis hanno avuto "un grave impatto sulla capacità del gruppo di aumentare le entrate in Iraq e in Siria all'inizio del 2019. Ma il gruppo si sta adattando alla sua condizione di insurrezione, facendo affidamento sul contrabbando, sull'estorsione e sui riscatti per mantenere flussi di finanziamento. La leadership dell'Isis richiede alle cellule e alle affiliate di conservare i registri finanziari e di nominare un membro responsabile per le questioni finanziarie", sottolinea il rapporto. Restano "corrieri per contanti e società di servizi monetari non registrati i metodi più comunemente utilizzati per trasferire fondi a sostegno dell'Isis e Al-Qaeda".