di Michele Serra
La Repubblica, 19 giugno 2019
Ventuno mesi di carcere, in Nuova Zelanda, a un uomo che aveva inneggiato online alla strage di musulmani del marzo scorso. Quattro anni di carcere, in Inghilterra, a un ragazzo che aveva definito "traditore della razza" il principe Harry dopo il suo matrimonio con Meghan Markle, corredando la foto dei due con una svastica e una pistola.
Si tratta di reati di opinione? Non proprio, perché le opinioni in questione sono state considerate, dai tribunali di due Paesi democratici, dichiaratamente omicide. E non su base teorica; su base statistica. Il suprematismo bianco è un serial killer, ha già ucciso in Scozia (Jo Cox, deputata laburista), in Polonia (Pawel Adamowicz, sindaco di Danzica), in Germania (Walter Luebcke, collega di governo della Merkel), in Norvegia (strage di Utoya), in Nuova Zelanda (strage di Christchurch), per restare solo ai fatti di sangue più eclatanti.
Ai fascisti svedesi è attribuito l'assassinio del premier socialista Olof Palme (1986), il più clamoroso e anche il più dimenticato di tutti i delitti politici nell'Europa moderna. Il suprematismo bianco di estrema destra è genocida nei suoi presupposti, tanto quanto il jihadismo, e lo è anche nella sua prassi, quasi quanto il jihadismo.
E così come si arrestano per terrorismo i fanatici che fanno proselitismo per l'Isis, è ovvio perseguire chi propaganda l'idea del genocidio e dell'eliminazione fisica degli avversari come prassi politica necessaria. Si chiama istigazione all'odio e alla violenza, dubito che esitano ordinamenti giudiziari nei quali non si configuri un reato identico o simile. Non esistono reati di opinione, ma esistono opinioni, per fortuna poche, che diventano reato, e vanno disarmate prima che sparino di nuovo.










