di Eleonora Martini
Il Manifesto, 7 giugno 2025
Intervista a Giuseppe De Cristofaro, capogruppo Avs. Il decreto Sicurezza è legge. E colpisce, come anche voi di Alleanza Verdi e Sinistra avete ribadito più volte, tante libertà diverse, tanti pezzi di società diversi.
Senatore Giuseppe De Cristofaro, in che modo il governo ne giova politicamente?
Fd’I sostiene che per la prima volta nel nostro Paese finalmente vengono colpiti scippatori, borseggiatori e criminali. Come se in Italia fossimo in una condizione da far west, o come se non esistessero già leggi che contrastano la criminalità, e perfino alcuni dei reati da loro indicati. È una gigantesca operazione di mistificazione. Naturalmente parlano a quella parte del Paese sensibile a questi argomenti, ma tutte le statistiche attestano che l’Italia è diventato un Paese molto più sicuro di quanto non lo fosse negli ultimi decenni. Per esempio il numero di omicidi, il reato più grave, è in netta diminuzione. Così, mentre usano il pugno duro verso le marginalità e i dissidenti, sono completamente proni e pavidi verso i potenti. Usano due pesi e due misure.
Eppure sembra che le destre non perdano consenso, anzi. Perché?
Sfruttano una narrazione che viene da lontano: questo governo, pur operando un consueto salto di qualità, nelle politiche repressive approfitta di un cedimento culturale a cui hanno contribuito anche i governi passati. Se si accetta che l’unica declinazione del termine sicurezza sia quella panpenalista, non possiamo stupirci se una legge totalmente repressiva possa ottenere consenso.
E per contrastare la criminalità, che pure è un tema?
Sono un cittadino napoletano e non posso non vedere che nel corso degli anni la microcriminalità è aumentata. Soprattutto però in quei quartieri dove c’è un insediamento sociale molto meno forte di prima, dove i partiti sono molto più deboli, c’è molto meno lavoro di prima ed è venuta meno la solidarietà sociale. Non sono questioni scollegate perché è in questo contesto che la camorra e la microcriminalità trovano spazio. Una società con più diritti e più inclusione è anche più sicura.
Potremmo aggiungere, tra i problemi, anche il proibizionismo, per esempio. Ma, come lei diceva, ci sono fasce di popolazione più permeabili alla falsa narrazione dell’emergenza criminalità. Come rispondere a queste esigenze, più o meno indotte?
Certo, penso che se ci fosse una totale legalizzazione delle droghe leggere si toglierebbero alla criminalità anche questi strumenti solidissimi di accumulazione. Per il resto, sperimento ogni giorno sulla mia pelle che, per esempio, le strade sono sicure solo se sono vive, se c’è socialità, non bastano le luci accese.
Cosa pensa del reato di femminicidio?
Si tratta di un reato odioso, gravissimo. E però allo stesso modo penso che la violenza dell’uomo sulla donna e nei rapporti affettivi si combatte non solo con gli strumenti repressivi. E invece, da molto tempo in Senato giace il ddl che ho depositato sull’educazione sentimentale nelle scuole: non è stato neppure calendarizzato.
Si riesce ancora a fare opposizione in un Parlamento sempre più esautorato dalle sue funzioni?
Lo abbiamo fatto con il ddl, tenendolo bloccato per più di un anno e mezzo. Io stesso ho presentato circa mille emendamenti. Poi il governo ha deciso di trasformarlo in decreto proprio ad un passo dalla conclusione dell’iter, probabilmente per sanare le divergenze interne alla maggioranza. Ma devo dire che in questo tempo abbiamo fatto un passo avanti come opposizione, perché abbiamo agito uniti nel campo largo, compresi quelli che negli anni passati in materia di sicurezza avevano inseguito le destre.
Detto questo, onestamente bisogna riconoscere che avere modificato negli anni i regolamenti parlamentari, aver privilegiato l’iniziativa del governo e tolta la centralità del Parlamento, ha portato a rendere più difficile nella quotidianità fare opposizione parlamentare. Tagliole, canguri, contingentamento dei tempi, sono tutti strumenti che prima non esistevano a disposizione della maggioranza. Hanno reso molto più difficile l’ostruzionismo, rappresentato come un’azione negativa, perché ci si è convinti negli ultimi 25 anni che non bisogna disturbare il manovratore, nel mito della governabilità. Ci vorrà tempo per contrastare queste derive, ma credo che sia un buon punto di partenza provare a costruire un’alternativa tra le forze che oggi hanno fatto opposizione al decreto sicurezza. Sono certo che ora sarà più facile di prima.











