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di Valentina Stella

Il Dubbio, 8 maggio 2026

Alla Camera l’incontro per una “una giustizia giusta”. Obiettivo: capitalizzare il consenso espresso dai 12 milioni e mezzo di italiani. Archiviata la sconfitta referendaria, Forza Italia e i comitati per il Sì si riuniscono nuovamente “verso una giustizia giusta”, come recita il titolo dell’incontro tenutosi alla Camera. L’obiettivo è trasformare il consenso espresso dai 12 milioni e mezzo di Sì in una mobilitazione continua ed efficace, capace di incidere sul percorso delle riforme nella fase finale della legislatura. Ma anche marcare il territorio della giustizia rispetto agli alleati di Governo.

“Chi fa proposte garantiste è condannato a sentirsi dire che favorisce la mafia”, ha esordito Enrico Costa, in riferimento agli attacchi partiti da settori dell’opposizione e da alcuni giornali dopo che si è avuta notizia della lettera sulle intercettazioni inviata dal capo della Dna Gianni Melillo al governo e alla presidente della Bicamerale Antimafia Chiara Colosimo. Costa ha proseguito: “Essere garantisti è un’attività scomoda, è più facile essere populisti”. Ma per il neocapogruppo di FI alla Camera “non si può pensare di risolvere problemi complessi con aggravanti e aumenti di pene”. Un non troppo velato riferimento alla legislazione panpenalista che porta soprattutto l’impronta di Lega e Fratelli d’Italia.

Forza Italia rivendica dunque il proprio spirito garantista e rilancia le battaglie. “Qualcuno pensa che siamo usciti dal referendum più deboli - ha dichiarato il viceministro Francesco Paolo Sisto - ma non è così. La nostra non è una metabolizzazione passiva” della sconfitta sulla separazione delle carriere. Il numero due di via Arenula ha ricordato come subito dopo il “day after” abbia lavorato per far sedere allo stesso tavolo Anm e Cnf: “Non bisogna avere paura del confronto”.

Presente anche il vicepremier e segretario di FI Antonio Tajani: “Il garantismo, la presunzione di innocenza, la giustizia giusta sono temi costanti nelle nostre battaglie e non legati soltanto a una riforma. Il nostro intendimento è continuare a tenere unito questo gruppo importantissimo di persone, protagonista di una battaglia politica che non deve finire”.

Forza Italia, ha proseguito Tajani, porterà avanti anche battaglie contro “l’uso, da parte della stampa, di notizie non vere. Pensiamo a quanto è stato detto su Nordio: ‘Dobbiamo verificare se è vero che...’. Ho fatto il giornalista per anni e so che non è che scrivo un articolo e poi dico ‘ma devo verificare’: intanto quella notizia è stata data. Questa è una battaglia che vale per Nordio e per tutti, a maggior ragione per il poveraccio”. Il riferimento ovviamente è all’affaire Ranucci. Riguardo alle valutazioni espresse dal procuratore Melillo sulla riforma delle intercettazioni, il segretario degli azzurri ha spiegato: “Se ci sono delle osservazioni, si va avanti ma ascoltando le osservazioni. Se condivisibili perché non utilizzarle? Se non sono condivisibili, è un’altra cosa, ma io sono sempre dell’idea di ascoltare. Si ascolta, si valuta e poi si decide”. Da quanto appreso da fonti parlamentari, il governo sarebbe orientato a chiedere a via Giulia di elencare nel dettaglio in quanti e quali casi è risultato precluso l’impiego delle intercettazioni a causa della norma del 2023 contestata. Insomma uno sforzo di precisione in più rispetto alle complicazioni procedurali di cui ha parlato il procuratore nazionale Antimafia nella nota inviata a Nordio, Piantedosi e Colosimo.

A moderare l’incontro di ieri è stata l’instancabile Francesca Scopelliti , presidente del Comitato nazionale Cittadini per il Sì. “Noi non siamo stati sconfitti al referendum sulla riforma della magistratura perché abbiamo la forza di 13 milioni di italiani che hanno votato a favore. Certo, hanno vinto gli altri grazie a un’operazione mistificatoria e grazie alle menzogne e alle bugie. Quello che mi ha allarmato di più è stato il partito dei magistrati che ha mistificato la realtà”, ha detto Scopelliti. “La battaglia è dura ma dobbiamo andare avanti”. La presidente del Comitato cittadini per il Sì ha annunciato che il 29 maggio terrà una lezione sul caso di Enzo Tortora, di cui è stata compagna, alla Scuola superiore della magistratura a Scandicci. Uno dei primi atti del nuovo corso con Mauro Paladini presidente.

Tra i relatori anche l’avvocato Guido Camera, presidente di ItaliaStatodiDiritto e portavoce del comitato civico ora in campo con Forza Italia: “In questo ultimo anno non dobbiamo limitarci a riforme chirurgiche, dobbiamo portare a casa battaglie di civiltà come quella sugli smartphone. Non si può bloccare una riforma di civiltà che riguarda milioni di persone”. Presente anche la pm Anna Gallucci, che nella campagna referendaria si è battuta a favore della riforma e fa parte del neonato “Comitato Magistrati del Sì per una nuova giustizia”: “Ci sono temi che possono essere affrontati anche con legge ordinaria”, riguardo al Csm. Ma, ha aggiunto, “con il nostro Comitato non siamo in contrapposizione con Anm”. E ha concluso: “Avanti tutta, continuiamo a rimanere in sintonia”.

Sempre ieri la commissione Giustizia della Camera ha votato il mandato al relatore Enrico Costa sulla proposta di legge che prevede l’obbligo di pubblicazione delle sentenze di assoluzione o proscioglimento, di cui il presidente dei deputati di FI è primo firmatario. Discussione in Aula prevista per l’11 maggio. “Una norma di civiltà”, ha sottolineato Costa. Sempre il parlamentare azzurro ha inviato una lettera al presidente Fontana, anticipata da Repubblica, per dedicare a Montecitorio un busto a Marco Pannella, in occasione del decennale della scomparsa dello storico leader dei radicali, per le sue tante battaglie sui diritti civili e la giustizia. Plaude all’iniziativa anche Pier Ferdinando Casini: “Pannella ha amato il Parlamento e lo ha sempre difeso. Merita un busto alla Camera dei deputati”.