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di Piero Ignazi*

Il Domani, 25 aprile 2025

Ovunque in Europa, al momento della fine della guerra, scoppia la voglia di vivere. I ragazzi e le ragazze danzano tutta la notte nella prima estate di pace, scrivono i giornali francesi, e nella Roma liberata si balla in tutte le piazze, tanto da suscitare le proteste di un Vaticano così lontano dall’oggi. La Liberazione del 25 aprile riporta indietro le lancette dell’orologio a un tempo perduto di possibile serenità, di possibile costruzione di una vita nuova. Ora che “la guerra è finita, è giunto il momento dell’amore”, conclude così la sua storia di quel periodo William Hitchcock. L’orgia di morte che ha travolto il nazismo e i suoi servi, soprattutto laddove hanno incontrato una resistenza armata come in Italia, in Francia e nei Balcani fino alla Grecia, ha steso un’ombra tale da provocare una reazione di segno opposto.

La pace irrompe nelle società con due fondamentali domande di libertà, fisica e politica. Da un lato, si è riaccesa l’aspettativa della sicurezza personale, libera dall’arbitrio del più forte, anche se gli anni dell’immediato Dopoguerra, ovunque in Europa, sono contrassegnati da un lascito di violenza “ordinaria” che si interromperà solo negli anni Cinquanta; dall’altro, esplode la possibilità di parlare, incontrarsi, manifestare, organizzarsi, di essere non più dei numeri, dei figuranti di adunate o carne di cannone nei campi di battaglia, ma persone che prendono il destino nelle loro mani.

La politica postbellica - La memoria della guerra forgia la politica postbellica. Il ruolo delle emozioni, del vissuto personale, del ricordo degli eventi tragici di quegli anni definisce le prospettive con cui si guarda al mondo esterno e al futuro. La guerra che mette a repentaglio la vita stessa è un gigantesco produttore di emozioni: nulla è più potente, violento e incontrollabile. Poiché, come scrive Martha Nussbaum, le emozioni sintetizzano e fissano all’interno di una persona il significato di quanto accade fuori di essa, il vissuto di tanti uomini e tante donne di questa fase tra vita e morte marca un territorio percettivo e affettivo su ogni piano. E anche la politica ne è investita. Il 1945 viene caricato a tal punto di significato da coloro che hanno vissuto quei momenti da forgiare una visione collettiva, e miti popolari, che segnano uno spartiacque con quanto è successo. La liberazione ne fa parte a pieno titolo.

Quando si ricompone, o si crea ex novo, un quadro di istituzioni e norme, in quel passaggio si forgiano identità e fedeltà politiche. Come negli anni Venti del Novecento, quando viene esteso introdotto il suffragio universale maschile, le masse che votano per la prima volta definiscono gli assetti politici per lungo tempo, congelando le alternative partitiche, altrettanto in un passaggio emotivamente sovraccarico di aspettative, fossero di protezione, di ritorno al passato o di mutamento, le scelte che si adottano nell’immediato Dopoguerra sono destinate a rimanere.

Gioia di vivere - Al di là di alcune specificità nazionali, come la nascita di un grande partito cattolico repubblicano in Francia, e la formazione di un fronte conservatore-borghese liberale in Germania, e l’affermazione, in alcuni casi per brevi periodi, dei partiti comunisti, i sistemi partitici presentano un assetto che richiama quello del passato. L’Italia segue anch’essa lo stesso schema con la particolarità, sulla scia francese, di un nuovo, grande partito cattolico al suo centro. Il primato dei partiti confessionali in tutta Europa non può sorprendere: la guerra ha portato, inevitabilmente, oltre alle sue brutalità, a uno scavo interiore sul senso della vita. E alla ricerca di un messaggio di protezione che solo la chiesa poteva offrire con credibilità. A questo sentimento si affianca anche l’irrefrenabile gioia di vivere. Le folle festanti che accolgono gli alleati e i partigiani il 25 aprile sono troppo evidenti per celare il messaggio della liberazione. Scrive Ulrich Simon esule ebreo a Londra, “avevamo tutti un’urgenza terribile di trovare una vita migliore”. C’era chi si era impegnato per poterla realizzare. Altri invece cantavano inni alla bella morte. Non possono essere messi sullo stesso piano. Sarebbe tempo che tutti lo riconoscessero.

*Politologo