di Antonio Averaimo
Avvenire, 17 maggio 2023
Il suo tour nelle carceri italiane, cominciato quasi per caso, quest’anno compie dieci anni. Luca Pugliese, cantautore di Frigento, Comune dell’entroterra campano, lo ha chiamato Un’ora d’aria colorata, “perché gli istituti penitenziari sono dei non-luoghi, e con la musica provo ad abbattere le mura e a far trascorrere ai detenuti un’ora d’aria diversa, che li faccia sentire come se fossero fuori invece che in carcere, in un prato ad ascoltare qualcuno che canta”.
Da One man band, armato di chitarra, armonica e percussioni a pedale, da dieci anni Pugliese gira gli istituti penitenziari di tutta Italia e quelli della sua terra, l’Irpinia: Poggioreale, Rebibbia, Regina Coeli, Opera, San Vittore, Sant’Angelo dei Lombardi, Benevento, Ariano Irpino e altri ancora lo hanno visto esibirsi nell’ultimo decennio. L’ultima tappa - la trentesima - lo ha portato nel carcere femminile di Pozzuoli.
Era la sua prima volta davanti a un pubblico di detenute donne. Tutto è nato da quel primo concerto che lo vide esibirsi davanti ai detenuti del penitenziario napoletano di Secondigliano. Il direttore era un suo compaesano. Più volte lo aveva invitato a esibirsi per i detenuti del carcere, quasi per scherzo.
Quella volta Pugliese decise di accettare l’invito che gli aveva più volte rivolto il suo compaesano, lui che già da studente universitario si era prestato a portare la propria arte nei quartieri popolari di Napoli (“Accettai più che altro per goliardia”, dice il cantautore irpino”). Da allora, quella che doveva essere solamente una tappa dei concerti che porta in giro per l’Italia e per tutta l’Europa è diventato invece un appuntamento fisso. Solo la pandemia di Covid-19 ha fermato la sua “ora d’aria colorata’,’ che è ripartita la primavera dell’anno scorso nell’istituto penitenziario di Foggia, dove Pugliese si è esibito davanti a 300 detenuti.
“Porto un po’ della mia musica in luoghi dove tutto è troppo poco, troppo buio e troppo stretto”, dice lui, che definisce la musica “terapia” e “arte di Dio”. “Ho deciso di fare della musica uno strumento di sollievo morale e spirituale a favore di coloro che hanno un debito con la società. Sono persone che, per gli errori che hanno commesso nella loro vita, trascorrono la maggior parte del tempo in luoghi angusti e grigi.
Con “Un’ora d’aria colorata” provo a restituire piccoli momenti di normalità, di allegria, di serenità. Del resto, suonare nei penitenziari è qualcosa che arricchisce anche me”. I detenuti si dicono entusiasti dei suoi concerti, che li fanno “evadere dal carcere”. Qualcuno ha addirittura pianto. “Lacrime di sfogo, di liberazione, di emozioni provate”, le definisce lui. Non è un caso che il suo brano più gettonato nelle carceri sia Corri, corri.
“Una canzone sul tempo. Il tempo è per il musicista ciò che la tela è per il pittore (l’altra arte a Pugliese si dedica è la pittura, ndr)”. Oltre ai suoi brani, il cantautore irpino porta nelle carceri anche la canzone classica napoletana e cover di Fabrizio De André, Lucio Dalla e Franco Battiato. Del resto, Pugliese è abituato a portare la musica in luoghi impensabili: quando si laureò in Architettura a Napoli, inserì nel corso della seduta di laurea una performance musicale.
Secondo lui, “la musica ha, per chi l’ascolta, il sapore dell’aria, dell’acqua, della libertà: la musica rende tutti più umani, tocca la nostra spiritualità, i nostri sentimenti, a prescindere dalle strade che ciascuno di noi ha percorso nella sua vita”.










