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di Elena Marmugi

 

La Nazione, 19 novembre 2020

 

Da mesi senza poter vedere i propri cari. Chiusi in spazi al limite del distanziamento. E nella maggior parte dei casi la "pretesa" è solo quella di fare due parole. La condizione in cui versano le carceri fin dal lockdown di marzo, aggravata ora dalla seconda ondata dell'epidemia, è al limite dell'umano.

Una situazione, drammaticamente diffusa nei penitenziari di tutta Italia e che, certamente, riguarda anche quello lucchese per il quale la garante dei detenuti dà voce a un allarme sociale senza precedenti che non risparmia certo chi sta scontando una pena detentiva.

L'avvocato Alessandra Severi denuncia infatti, sul piano sociale oltreché emergenziale, la deriva distruttiva della quotidianità carceraria che, appunto, si riversa su quella di intere famiglie: "Nel carcere di Lucca c'è un forte senso di angoscia e di abbandono da parte dei detenuti proprio per queste ragioni, dall'assenza dei colloqui con i volontari, alla mancata ripresa delle attività e in alcuni casi per l'impossibilità di vedere i propri cari e i figli minori.

Durante i colloqui molti di loro esprimono la semplice esigenza di parlare con qualcuno. L'introduzione delle videochiamate durante il lockdown, e mantenuta fino a oggi, ha migliorato lo stato delle cose, permettendo ad alcuni di loro di mantenere un contatto con i propri cari, anche lontani - spiega Severi - Durante il lockdown grande è stato l'impegno degli agenti penitenziari, delle educatrici, della direzione e di tutta l'area sanitaria, che si trovano oggi, di nuovo, a dover gestire questa nuova fase emergenziale, momento particolarmente delicato per il fatto che anche nella Casa Circondariale di Lucca, attualmente, le persone presenti sono in numero maggiore rispetto alla capienza ordinaria della struttura".

Un'altra problematica è legata alla mancanza di uno spazio esterno nella struttura: "Nonostante la criticità di questo periodo il Comune di Lucca mi coadiuva regolarmente nel monitoraggio della situazione complessiva del San Giorgio - conclude Severi - Inoltre il Comune ha recepito l'esigenza dei detenuti di avere uno spazio esterno avviando la progettazione di un campo polivalente nell'istituto, oltre ad aver rafforzato il controllo e la collaborazione con il Gruppo volontari carcere, associazione che gestisce la Casa San Francesco, dove si trovano persone ai domiciliari".