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di Laura Sartini

La Nazione, 22 luglio 2026

Don Simone Giuli (cappellano del San Giorgio) fra sovraffollamento e drammi “Pochi percorsi rieducativi, l’intero sistema va riformato e non solo a Lucca”. Due morti in 48 ore nelle celle del San Giorgio. Non è possibile voltarsi dall’altra parte. A intervenire oggi è don Simone Giuli, da 13 anni cappellano del carcere. In questi giorni purtroppo nel nostro carcere di Lucca, si è tolto la vita un giovane originario del Bangladesh, da poco arrestato. Sin da subito aveva manifestato parecchia irrequietezza e per questo era stato messo in una cella singola. Mi chiedo - osserva Giuli -cosa si portasse nell’anima.

Sono ormai 13 anni che esercito il servizio di Cappellano del Carcere nella Casa Circondariale di Lucca. Ho assistito purtroppo ad altri eventi del genere. Uno in particolare lo porterò sempre nel cuore. Altri detenuti hanno fatto questa scelta una volta fuori. Un fuori che non è mai facile, quando è difficile ciò che ti porti dentro. La sfida é stare accanto a questo dentro”.

“Questi eventi - sottolinea Giuli - mi comunicano tanta solitudine esistenziale. Certamente in Italia, non solo a Lucca, c’è il dato del sovraffollamento, delle non sufficienti attività rieducative e lavorative all’interno delle strutture, come di percorsi alternativi al carcere. Ma soprattutto mi fa male, vedere la sofferenza in solitudine di tanti esseri umani, al di là degli errori commessi. Credo che vada ripensato il modello di carcere in Italia. Ma per questo servirebbe una maturazione culturale in noi italiani, che non mi sembra per ora vogliamo fare, sia a livello politico che di coscienza civile, infatti le due cose sono sempre legate. Non a caso, una vera riforma non è mai stata fatta”.

“Questo tema può sembrarci lontano - aggiunge il cappellano del carcere -, ma a mio avviso da come lo affronteremo ne va della nostra dignità umana e della qualità della società di domani. Insomma, legato al mondo del carcere, c’è in gioco molto più di quanto pensiamo. Ci siamo in gioco tutti. Desidero concludere con le parole di Papa Leone, nel Messaggio per la prossima Giornata mondiale dei poveri, che si celebrerà a novembre prossimo, che è anche un’invocazione di preghiera: “I poveri dei nostri giorni sono i dimenticati e gli emarginati: derubati di una parola e di un volto, oltre che del pane. Possano costoro incontrare il Figlio di Dio, che a tutti si fa prossimo senza trascurare nessuno”.