di Giulia Prete
La Nazione, 4 settembre 2026
Flaviano Dal Lago, presidente dell’ordine degli avvocati di Lucca: “Il tema delle strutture di detenzione non è mai stato davvero affrontato. La digitalizzazione? Bene, purché non sia fatta a metà”. Giustizia, carcere, digitalizzazione e intelligenza artificiale: temi caldi, sfide concrete e uno sguardo rivolto al futuro. A parlarne con noi è stato l’avvocato Flaviano Dal Lago, venuto a trovarci in redazione per fare il punto sull’attività dell’Ordine degli Avvocati di Lucca e sui grandi nodi che riguardano la giustizia, dal Tribunale al carcere di San Giorgio. Ma anche sulle nuove tecnologie e sulla professione dell’avvocato che cambia, senza perdere - come sottolinea Dal Lago - il suo legame più profondo con le persone e le loro emozioni.
Quali sono le principali attività dell’Ordine degli Avvocati?
“Tra i vari compiti ci sono la tenuta e l’aggiornamento dell’albo, ma anche importanti funzioni nei rapporti con i cittadini. Abbiamo poi compiti di vigilanza e disciplina nei confronti degli iscritti e, inoltre, un Organismo di mediazione forense che funziona molto bene e rappresenta una valida alternativa al ricorso alla giustizia civile ordinaria. È uno dei nostri fiori all’occhiello”.
In che stato di salute si trova oggi il Tribunale di Lucca?
“In questi anni la collaborazione tra l’Ordine degli Avvocati e il Tribunale è stata ottima. La situazione, negli ultimi anni, è sicuramente migliorata per quanto riguarda i tempi di attesa delle sentenze. La telematica ha dato un contributo importante. Naturalmente si può e si deve sempre migliorare. Negli ultimi mesi sono arrivati anche nuovi giudici, sia nel settore civile sia in quello penale. Anche sul fronte amministrativo ci sono stati nuovi inserimenti. Nuove figure che stanno contribuendo a una ripresa del Tribunale. La strada è ancora lunga, ma il miglioramento c’è”.
Qual è invece la vostra valutazione sulla situazione del carcere San Giorgio?
“È un tema che sta molto a cuore all’Avvocatura. La situazione del carcere è purtroppo molto grave, direi drammatica, così come quella di molte altre carceri toscane. Il problema è semplice: nel nostro Paese il tema delle carceri non è mai stato affrontato fino in fondo. Bisogna fare una scelta politica. O si punta maggiormente sulle misure alternative alla detenzione, ripensando il sistema, oppure bisogna costruire nuove strutture o migliorare quelle esistenti. Quando in Italia c’è la volontà di trovare i finanziamenti, i finanziamenti si trovano. La civiltà di un Paese si misura anche da come vengono trattate le persone detenute. E se questo è il parametro, dobbiamo certamente migliorare”.
Per velocizzare la giustizia si punta sempre più sulla digitalizzazione. Sta funzionando?
“È un processo avviato ormai da molti anni. Nel civile è ormai molto avanzata e anche i fascicoli più vecchi sono stati digitalizzati. Nel penale, invece, il passaggio è stato più recente e ha creato notevoli difficoltà. La digitalizzazione è inevitabile. Andiamo verso un mondo sempre più digitale e sarebbe inutile negarlo. Bisogna però fare in modo che gli strumenti funzionino concretamente. Quando si realizza un software per il sistema giudiziario, sarebbe utile coinvolgere tutte le figure interessate: magistrati, personale amministrativo e avvocati. Solo così si può comprendere davvero il percorso che un applicativo deve seguire. Oggi siamo ancora, in parte, in una digitalizzazione ‘a metà’”.
E l’intelligenza artificiale?
“È una sfida enorme. Può commettere errori e produrre informazioni non corrette e, alla fine, la responsabilità resta dell’avvocato. Non credo che l’intelligenza artificiale potrà mai sostituire completamente l’essere umano, perché l’avvocato svolge un’attività che riguarda anche aspetti profondamente umani. Il segreto è cercare di governare il cambiamento. Su questo tema siamo già molto attivi. Lo scorso ottobre abbiamo organizzato a Lucca un importante congresso internazionale sull’intelligenza artificiale. È stato un appuntamento multidisciplinare, con la partecipazione non solo di avvocati, ma anche di economisti, imprenditori e ingegneri. L’Ordine degli Avvocati di Lucca è inoltre molto attento alla formazione e continuerà a occuparsi di intelligenza artificiale anche sotto questo profilo”.
Che cosa consiglierebbe a un giovane che oggi vuole intraprendere la professione di avvocato?
“Direi che deve avere un occhio rivolto al futuro e uno al passato. Guardare al futuro significa specializzarsi e non avere paura della tecnologia. Ma per fare l’avvocato significa navigare nel mondo reale: quello delle famiglie, delle persone e delle emozioni. Sono aspetti che nessuna intelligenza artificiale potrà cancellare. Quando parlo ai giovani che iniziano il loro percorso professionale, dico sempre che la nostra è una straordinaria avventura nel mondo delle emozioni. Noi avvocati ci innamoriamo della differenza tra il fatto e la fattispecie: la fattispecie è ciò che la norma prevede, il fatto è ciò che è realmente accaduto. E tra queste due dimensioni c’è sempre una differenza. Ed è proprio quella differenza che, a mio avviso, deve far innamorare un avvocato della propria professione”.









