di Giorgio Bernardini
Corriere Fiorentino, 9 luglio 2026
Non c’è respiro, come per chi vive e chi lavora in carcere. Quelle toscane sono al collasso. L’ultimo alert arriva da Antigone Toscana, che denuncia la situazione del penitenziario San Giorgio di Lucca, oggi privo del garante dei detenuti. Si tratta del carcere più sovraffollato d’Italia. Una struttura pensata per 33 persone che ospita circa 90 detenuti, con un tasso di affollamento superiore al 250% da oltre un anno. Per l’associazione, l’assenza della figura di garanzia, dopo le dimissioni della precedente garante nel novembre scorso, aggrava una situazione già segnata da ripetute denunce sulle condizioni all’interno dell’istituto. “In un momento così critico - sottolinea Antigone Toscana - la mancanza di questa figura rappresenta un fatto particolarmente grave”.
L’associazione chiede l’avvio della procedura per la nomina del nuovo garante. Il presidente del Consiglio comunale Enrico Torrini, sollecitato da questo giornale sul punto, ha spiegato di “aver avviato proprio oggi una richiesta di intervento per somma urgenza agli uffici, che non erano evidentemente stati solerti” e che la nomina “avverrà a questo punto entro settembre”.
L’emergenza, però, riguarda l’intero sistema penitenziario toscano. A Prato, il carcere della Dogaia si trova sotto pressione per l’arrivo di circa 40 detenuti trasferiti da Sollicciano, dopo il sequestro di 7 sezioni del penitenziario fiorentino per le gravi condizioni igieniche e strutturali. Un trasferimento che rischia di aggravare una situazione già critica: sovraffollamento, carenza di agenti di polizia penitenziaria, problemi di manutenzione, infiltrazioni e servizi insufficienti. Secondo le segnalazioni il rischio è che anche alla Dogaia si arrivi a situazioni estreme, con detenuti costretti a dormire su materassi sistemati a terra per mancanza di posti.
A raccontare infine le condizioni disastrose di Sollicciano, dopo una visita, è stata l’attivista Antonella Bundu. Sui social ha descritto una realtà fatta di degrado e sofferenza. Oltre a mostrare un sacchetto pieno di cimici e zecche raccolte dai detenuti. “L’odore arriva, nemmeno troppo piano - ha scritto - è umido, acido. Viene dal percolato delle acque scure che scende dai muri delle celle, dalle muffe nere e verdi”. Nel suo racconto compaiono segni di punture di cimici sui corpi dei detenuti e condizioni ambientali difficili anche per il personale penitenziario. A Sollicciano negli ultimi tre anni si sono registrati sette suicidi e numerosi tentativi, mentre mancano educatori, psicologi e agenti sufficienti. Un quadro che riporta al centro il nodo delle risorse: mentre aumentano gli investimenti sulla difesa, denunciano le associazioni, restano insufficienti quelli destinati a sanità, scuola, servizi sociali e carceri. Dalla Toscana arriva così un unico messaggio: il sistema penitenziario non può reggere ancora sulle emergenze. Servono personale, strutture adeguate e un cambio di prospettiva.









