di Jessica Quilici
La Nazione, 5 luglio 2026
Se il caldo di questi giorni si fa sentire negli ambienti ventilati di casa, figuriamoci dove l’aria passa solo attraverso piccole grate o spifferi. E in un luogo dove ci sono 60 ospiti in più, rispetto al numero degli invitati. Così vivono i 97 detenuti nel carcere San Giorgio, il più sovraffollato d’Italia. Una struttura - così come le altre - progettata per contenere, senza climatizzatori, che diventa serra d’estate e ghiacciaia d’inverno. A complicare la situazione lucchese - oltre ai numeri - è anche l’attuale assenza (che si protrae da novembre) del Garante dei detenuti, che dunque sono rimasti ‘senza voce’. A dare un’idea di ciò che avviene al di là delle “sbarre” è però l’avvocato Enrico Helmut Vincenzini, referente toscano dell’associazione Antigone.
Come è il clima all’interno di un carcere sovraffollato quando fuori i termometri segnano 40 gradi? In generale questi istituti si trovano in strutture vecchie, che non sono dotate di impianti di climatizzazione e non hanno ventilatori in dotazione, dunque le temperature possono arrivare a raggiungere anche dieci o quindici gradi in più rispetto all’esterno. Installarli richiederebbe lo stanziamento di molte risorse, che però non sono mai state previste dal governo. Il San Giorgio è un ex convento, fortunatamente più fresco di altre strutture, ma è comunque pensato per contenere, non per far circolare l’aria. Le finestre sono minuscole, sbarrate e spesso chiuse pure col plexiglass. Senza ventilazione le celle diventano letteralmente delle serre. Come se non bastasse poi, l’anno scorso il Dipartimento di amministrazione penitenziaria (Dap) ha pubblicato una circolare che vieta l’uso dei frigoriferi in cella, utile ad esempio per tenere l’acqua fresca.
E come sopravvivere allora? La gestione del caldo viene ‘appaltata’ alla buona volontà di chi sta fuori anche perché parliamo della popolazione più povera: ad esempio, come lo scorso anno, all’associazione dei giovani avvocati dell’Aiga, che ha donato dei piccoli ventilatori ai detenuti lucchesi. Al caldo si ‘appiccica’ poi la questione della carenza di spazi.
A marzo la capienza è crollata perché hanno dovuto dichiarare inagibile un’altra parte della struttura, oltre a un’intera sezione chiusa da dieci anni. Ventidue posti - dei 59 regolari - non sono quindi più disponibili, dunque 97 detenuti vivono in uno spazio pensato per 37 persone. Negli anni si è parlato molto - senza alcun progetto reale - di trasferire il carcere altrove, può essere un’idea? Io sono favorevole alle carceri dentro il contesto urbano. Visto che all’interno manca il personale, tanti servizi vengono portati avanti dal lavoro dei volontari: se ‘decentralizzati’ rischierebbero di perdere questa rete.
In tutta questa emergenza, a Lucca manca oggi anche una figura chiave: il Garante dei detenuti. Questo è un fatto grave. L’ex garante si è dimessa a novembre e da allora il posto è vuoto. Parliamo del carcere più sovraffollato d’Italia che da più di sei mesi non ha lo strumento fondamentale per tutelare i diritti di detenuti. Perché non è ancora stato nominato il sostituto? Perché la nomina spetta al Consiglio comunale tramite un bando pubblico, ma a oggi non si è vista nemmeno l’ombra di una discussione per aprirlo. È tutto fermo. Ci stiamo muovendo in questi giorni per capire come accelerare queste procedure.










