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di Iacopo Nathan

La Nazione, 5 marzo 2024

Evento per la conclusione del progetto tra la Casa circondariale di Lucca e l’associazione Cuochi Lucchesi. Bruschette con pomodoro, fagioli e cavolo nero e pappa al pomodoro come antipasto, ravioli di ricotta e spinaci con burro e salvia di primo, polpette di carne alla lucchese e per chiudere crostate di marmellata di albicocche e more. Un menù appetitoso per un pranzo di festa, di quelli da gustare in famiglia per un momento felice. Esattamente così, ma la particolarità è che è stato cucinato e pensato da un gruppo di detenuti del carcere di Lucca insieme all’associazione Cuochi Lucchesi. È stata celebrata ieri, infatti, all’interno della casa circondariale San Giorgio, la fine del corso di cucina con finalità di riabilitazione. All’interno degli spazi comuni della struttura, infatti, i 7 carcerati protagonisti del progetto hanno ricevuto l’attestato di fine corso preparando il lauto pasto per gli ospiti. A consegnare il tanto ambito riconoscimento è stato il prefetto di Lucca, Giusi Scaduto.

“Sono molto felice di essere qui e di consegnarvi questi attestati - ha detto mentre chiamava uno per uno i partecipanti -. Vi auguro con tutto il cuore che sia l’inizio di un nuovo capitolo delle vostre storie. Grazie a queste cose comincia il reinserimento nella società, con la speranza che vi porti felicità e gratificazione”. “Questo tipo di iniziative è sempre molto apprezzato - aggiunge la direttrice del carcere di Lucca, Santina Savoca -. Sono momenti importanti e stimolati, che possono regalare un futuro diverso a chi sceglie di partecipare”. E dopo il momento istituzionale, con i complimenti anche degli assessori Mia Pisano e Giovanni Minniti, è stato per tutti il momento di assaggiare i piatti dei nuovi chef. A turno i detenuti hanno spiegato e raccontato, cercando di mettere da parte l’imbarazzo e facendosi aiutare dai Cuochi lucchesi, i piatti che avevano pensato per questo incontro speciale.

“Questo genere di attività sono sempre molto belle - aggiunge Mariella Nencioni, presidente dell’associazione Cuochi Lucchesi -. Per noi sono piacevoli, interessanti e stimolanti. Non possiamo che ringraziare tutti coloro che hanno partecipato, per noi è stato un momento di arricchimento, e per loro un mettersi in gioco. Sicuramente una bella esperienza che ci porteremo dentro”. E gli stessi carcerati, orgogliosi dei loro piatti, camminavano per la sala chiedendo pareri e cercando feedback. “Le polpette le ho fatte io, forse ne ho mangiate più di quelle che sono arrivate quassù, però sono molto buone, vero?” dice uno dei novelli cuochi con il sorriso sulle labbra. Perché anche i fornelli possono essere il luogo da cui far iniziare una vita nuova. E le polpette erano buone davvero.