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di Riccardo Arena*

Ristretti Orizzonti, 19 ottobre 2023

Cara RadioCarcere, vi informo che qui nel carcere di Lucera c’è stato l’ennesimo suicidio di cui però nessuno ha parlato. Ed infatti, durante la notte del 26 settembre, si è impiccato un nostro compagno detenuto che era Tunisino e che è stato trovato appeso alle sbarre della cella solo la mattina seguente”.

Questa è la lettera che ci ha scritto una persona detenuta nel carcere di Lucera. Lettera grazie alla quale siamo venuti a conoscenza di questo suicidio che altrimenti sarebbe rimasto nascosto. Piero Rossi, garante dei detenuti della Puglia, oltre a confermare la notizia, ha precisato che si trattava di un detenuto Tunisino di 47 anni e di cui si conoscono solo le iniziali: O.M.

Inoltre, Rossi, oltre a confermare le circostanze del ritrovamento (avvenuto a distanza di ore dall’impiccagione), ha precisato che questa persona detenuta era tranquilla e non aveva dato segni che potessero far temere per un gesto suicidario.

Sarà così, ma ci si domanda: il carcere di oggi è in grado di intercettare i malesseri che portano un detenuto al suicidio? Ha gli strumenti per capire e per arginare il disagio di una persona detenuta, prima che si impicchi? I dati sui suicidi o sui tentativi di suicidio, ci dicono di no.

Resta infine irrisolto il dato sulla trasparenza. Senza la lettera scritta da un detenuto, questo suicidio sarebbe rimasto sconosciuto, nascosto, come forse lo sono tanti altri.

E non solo. Infatti, come sanno bene gli amici di “Ristretti Orizzonti”, si viene a conoscenza di questi gesti estremi o grazie ai Sindacati della Polizia Penitenziaria o grazie a segnalazioni di parenti dei detenuti, oppure grazie a delle lettere scritte dalle carceri, come in questo caso.

Ora, visto che è inaccettabile che in Istituti dello Stato permanga questa omertà, appare evidente la necessità che sia lo stesso Ministero della Giustizia o il Dap a fare ciò che dovrebbe fare. Ovvero: informare su eventi critici tanto gravi quanto emblematici delle condizioni in cui versano le nostre carceri. Il Ministro Nordio ha detto che: “Ogni suicido è una sconfitta per lo Stato, per la giustizia e mia personale”. Bene. E allora perché non essere trasparenti sui suicidi che avvengono nelle carceri? Perché il Ministero non ne dà notizia? Perché queste impiccagioni si continuano a lasciare nell’omertà, che è tipica degli istituti penitenziari?

La verità è che, non solo l’Amministrazione penitenziaria non fa nulla per arginare il dramma dei suicidi in carcere, ma non fa nulla neanche per far conoscere questo drammatico fenomeno i cui dati restano “nascosti”. Spesso a RadioCarcere si dice: “In Italia non c’è la pena di morte, ma per una pena si continua a morire o si continua a rinunciare a vivere”. Ed è forse questo che si vuole tenere nascosto.

*Direttore di RadioCarcere