di Michela Bompani
La Repubblica, 28 marzo 2025
L’avvocata tiene incontri nelle scuole: “Le vittime sono sempre più giovani, mi chiedono aiuto consegnandomi dei bigliettini”. “Il ddl sul femminicidio è il simbolo del populismo penale di questi tempi e, così com’è, grida vendetta. Riduce la violenza sulle donne al solo femminicidio e poi pensa in modo securitario e punitivo, senza alcun investimento di risorse sulla prevenzione”, Lucia Annibali, avvocata, da dodici anni non smette di combattere a fianco delle ragazze che incontra nelle scuole, delle donne con cui parla nelle carceri, alle presentazioni dei suoi libri, mentre il suo corpo ha continuamente bisogno di interventi chirurgici. Attacca l’ultima misura del governo che introduce il reato di femminicidio. E spiega: “Si punisce il fatto, ma non si lavora a disgregare, polverizzare, l’ideologia che lo provoca. Il risultato sarà nei tribunali ingolfati di una pena in più, le carceri più piene, ma ciò che lo innesca, trionfa”.
Ha dovuto ricominciare da sé, Annibali, dopo che il 6 aprile 2013 due uomini l’hanno aggredita lanciandole dell’acido sul volto. Il mandante è stato il suo ex, anche lui avvocato, Luca Varani, che non si rassegnava alla fine della storia, poi condannato a 20 anni (i due esecutori, Rubin Ago Talaban e Altistin Precetaj, hanno avuto una pena, ciascuno, di 12 anni). Nel 2014 il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano l’ha insignita del titolo di Cavaliere al merito, nel 2016 è stata eletta alla Camera con il Pd, è poi entrata in Italia Viva. Da due anni è difensore civico della Regione Toscana. Dopo il primo libro Io ci sono. La mia storia di non amore (Rizzoli), da cui è stato tratto l’omonimo film tv, Lucia Annibali ha da poco pubblicato per Feltrinelli Il futuro mi aspetta. Ho scelto di rinascere, scritto con Daniela Palumbo.
Come è nato questo secondo libro?
“Da una sollecitazione della casa editrice Feltrinelli, affinché raccontassi a un pubblico giovane la mia storia, è un racconto aggiornato rispetto al primo libro, più maturo e decantato”.
E tiene conto del grande lavoro che lei fa nelle scuole su diritti e violenza di genere: qual è la temperatura?
“È un impegno faticoso, fisicamente e emotivamente, ma necessario perché sono sempre più giovani le ragazze che mi raccontano di vivere o aver vissuto esperienze di violenza. Le vedo che si commuovono quando parlo, poi mi portano bigliettini con dentro la loro storia. E poi è grande il peso delle piattaforme social, dove subiscono discriminazioni e violenze. Si parla molto di educazione all’affettività, di educazione sessuale, ma questo tema non è davvero affrontato”.
Il sistema del welfare pubblico, a partire dai consultori, è smontato, almeno la scuola sostiene le ragazze?
“Proprio perché il tema della violenza di genere riguarda, oltre alle adulte, sempre di più le giovanissime, la politica dovrebbe investire di più. Nelle tante scuole che visito, trovo buone pratiche affidate a iniziative sporadiche di docenti o presidi, ma spesso tutto è affidato al caso e non ci sono gli strumenti per intercettare e dare supporto. Il ddl sul femminicidio è la riprova: si riempiono tribunali e carceri, ma non c’è un soldo sulla prevenzione, che deve partire proprio dalle scuole”.
Sabato presenterà a Genova il suo libro e ci sarà anche la candidata sindaca del centrosinistra Silvia Salis, vicepresidente del Coni ed ex atleta olimpica: che ne pensa?
“Non ci siamo ancora incontrate, ma se la sostengono le mie care amiche di Italia Viva (la presentazione è organizzata dalla coordinatrice nazionale di Italia Viva, Raffaella Paita, al Bibi service di via XX Settembre, alle 17, ndr), allora non vedo l’ora di conoscerla”.
Continua a dover sottoporsi a interventi chirurgici?
“Sono arrivata all’operazione numero 27, a settembre scorso: ho fragilità alle palpebre”.
Nel titolo ha messo la parola “futuro”: come riesce a evitare che sia il passato a determinarlo?
“Il mio passato, al di là dell’aggressione, è molto importante, mi ha dato una forza granitica, la capacità di sostenere la fatica e mi ha dato sicurezza in me stessa, per cui è il mio bagaglio che porto, tutto, nel mio futuro”.











