di Tiziana De Giorgio e Rosario Di Raimondo
La Repubblica, 26 luglio 2026
La prima direttrice del carcere milanese dove è detenuto il gioielliere: “Celle aperte per i condannati e progetti, non è l’Eden, ma un modello che andrebbe replicato ovunque”. In ogni regione ci dovrebbe essere un carcere come Bollate che accoglie tutti”. Ne è convinta Lucia Castellano, prima direttrice dell’istituto alle porte di Milano dopo aver preso il testimone da Luigi Pagano, oggi garante dei detenuti, che ne è stato l’ideatore. Il provveditore dell’amministrazione penitenziaria della Lombardia ha deciso che per il momento Mario Roggero potrà rimanere lì, dove ha scelto di costituirsi. Una casa di reclusione considerata un’eccellenza, un unicum in Italia, dove di prassi si accede dopo aver scontato parte della pena in altri istituti. “Ma Bollate non può essere considerato un premio”.
Cosa pensa della decisione di lasciare a Bollate Roggero?
“Non mi permetto di esprimere un giudizio sulla scelta. Anche perché per me il punto non è questo. La dignità della carcerazione vale dal primo all’ultimo dei detenuti”.
Perché allora dice che non può essere considerato un premio?
“Non ci sono reclusi che hanno diritto a un trattamento di eccellenza e altri no, non è qualcosa che va meritato, è una dignità innata”.
Può essere visto quasi come un privilegio?
“Non può essere una questione di tifoseria. Il punto è garantire gli stessi diritti a tutti, con particolare riguardo a quelli che vanno in carcere per la prima volta che hanno bisogno di particolare attenzione, come lui. Vorrei che fosse concesso a tutti i Roggero d’Italia lo stesso trattamento”.
Salvini ha definito Bollate un modello...
“E io sono molto contenta che dia atto di questo e che spinga a replicarlo. C’è una maggioranza di detenuti di media sicurezza a cui dovrebbe essere garantita tutta la libertà possibile, compatibile con il muro di cinta del carcere. E dovrebbe essere affidata la responsabilità del proprio tempo e dello spazio, una caratteristica di Bollate che Roggero potrà constatare di persona”.
Come mai dice questo?
“Se a una persona togli la possibilità di determinarsi ne fai un automa, invece la relazione deve essere di fiducia. E tengo a ripeterlo, sono molto contenta che Salvini l’abbia comunicato agli italiani”.
Lo dice con stupore?
“No, anzi, me ne compiaccio, è il dettato della legge. E mi aspetto che un ministro auspichi la reiterazione di un simile modello. Io da provveditore della Calabria cercherò di replicarlo”.
Ma nel resto d’Italia non c’è. Eppure è nato quindici anni fa e venne considerato un progetto rivoluzionario...
“Diciamo che è rivoluzionario applicare la legge in questo Paese. E il fatto che ancora oggi non ce ne siano altri la dice lunga”.
Perché è un caso isolato?
“Perché è una cultura diversa della carcerazione. Ma incarna quello che dice l’ordinamento penitenziario: il detenuto è privato esclusivamente della propria libertà. Certo, non è come parlare di una bottiglietta d’acqua. Il senso è che una persona reclusa è portatrice di tutti i diritti garantiti dalla Costituzione che devono essere attuali ed esigibili, questo è Bollate. Oggi con un regime a celle aperte dove ai condannati si riconosce una compartecipazione del proprio tempo e del proprio spazio. Non sto dicendo che sia l’Eden, ma non si può trasformare un istituto penitenziario che incarna la legge in un’isola di privilegio o in qualcosa da meritare. Non è giusto”.
Cosa sarebbe giusto?
“I messaggi non possono essere contraddittori e soprattutto non devono essere legati all’emotività, il messaggio della legge è uno: per ogni regione, per ogni provveditorato ci dovrebbe essere un istituto come Bollate. A me piacerebbe che ce ne fosse uno in Veneto, nel Lazio, in Calabria e così via”.
Vada avanti...
“In ogni articolazione territoriale bisogna garantire la risposta più giusta a ciascun utente in termini di storia personale, criminale, di posizione giuridica, cioè imputato o condannato, bisogna capire se si è davanti a un tossicodipendente, a una persona malata, se arriva in carcere per la prima volta o se ci è già finito in passato, perché questo fa la differenza”.
C’è chi ha detto che Roggero si è scelto il carcere...
“Bollate, voglio sottolinearlo, non è un carcere modello, ma un modello di carcere. Se fosse ovunque, Roggero si sarebbe costituito in Piemonte, vicino casa, e non ci sarebbe stato nemmeno bisogno di venire a Milano. Così Bollate non diventerebbe un’isola di privilegio ma un circuito come tanti altri. Mi permetto di fare un esempio banale”.
Prego...
“Immaginate se per tutti gli infartuati d’Italia ci fosse un solo ospedale che cura bene. Si direbbe che qualcuno merita di andare in quell’ospedale e qualcun altro no? E gli altri che fanno, crepano nelle altre strutture? Penso di essere stata chiara”.
Sulla vicenda del gioielliere, condannato per aver ucciso due rapinatori e averne ferito un terzo, è intervenuto perfino Elon Musk...
“Perché evidentemente ha assunto una valenza politica sovranazionale. Ma bisogna cercare di spegnere questo clima da tifo”.










